UN VOLTO DAL PASSATO
Alzò gli occhi dal
libro che stava leggendo e si ritrovò davanti un volto di donna che subito gli
sembrò familiare, anche se non riusciva a ricordare dove poteva averlo già
visto. Non era la prima volta che gli succedeva di provare quella sensazione.
Molti anni prima, ad esempio, mentre stava facendo la fila in un ufficio
postale, gli era capitato di cercare invano di ricordare dove avesse già
incontrato una giovane signora coi capelli biondi, vestita in modo piuttosto
elegante, che si trovava a un metro da lui nella fila dello sportello accanto.
Era molto fisionomista, qualità ereditata da sua madre, ed era certo di averla
già vista più volte e persino di recente, ma in nessun modo riusciva a
ricordare chi fosse. Ed ecco che, qualche giorno dopo, la riconobbe mentre, in
tuta, con i capelli raccolti a coda di cavallo e il berretto con la visiera,
stava energicamente asciugando un’automobile al lavaggio del distributore di
benzina dove era solito fare rifornimento. L’averla incontrata in un contesto
così diverso dal solito e senza la tuta non gli aveva impedito di riconoscere il suo volto, ma gli aveva però
reso impossibile identificarla con la donna che lavorava al lavaggio del
distributore di benzina.
Forse
anche la donna che ora sedeva davanti a lui, e che fingendo di proseguire la
lettura del libro continuava di tanto in tanto ad osservare, era soltanto uno
di quei volti anonimi che gli era capitato di vedere tante volte. Magari era
solito incontrarla quando faceva la spesa al supermercato oppure quando
passeggiava nel parco dietro casa, ma ora, seduta nel sedile di fronte al suo,
non riusciva a ricordare dove poteva averla vista.
Era
una signora attempata, apparentemente più vecchia di lui, ma curata
nell’aspetto e coi lineamenti ancora molto fini. Più la guardava e più si
andava convincendo che non poteva trattarsi di un volto anonimo. Quella donna
doveva conoscerla da molto tempo e magari un giorno aveva anche saputo il suo
nome!
Improvvisamente
i loro sguardi si incontrarono. Per un attimo gli sembrò che lei lo avesse
riconosciuto e provò una strana emozione. Ma la donna, dopo averlo fissato per
qualche secondo, riprese a guardare fuori dal finestrino, come se avesse appena
guardato lo schienale di un sedile vuoto.
Passarono
diversi minuti e, quando ormai stava per rinunciare a tentare di ricordare,
ecco uscire improvvisamente dalla cantina dei ricordi l’immagine nitida di una
grande sala di un appartamento signorile dove si stava svolgendo un gioco di
cui non ricordava più le regole. Ricordava soltanto un gruppo di ragazze e
ragazzi seduti in cerchio su delle sedie e quella ragazza bendata che, dopo
aver girato più volte su se stessa al centro del cerchio di sedie, si era
andata a sedere di sbieco proprio sulle sue ginocchia. Gli sembrava di sentire
ancora il profumo dei suoi lunghi capelli neri che gli sfioravano il viso. Si
erano scambiati solo poche parole durante quel gioco: lei gli aveva posto una
sola domanda e lui le aveva risposto, e questo era stato sufficiente perché lei
indovinasse chi era. Lui non aveva nemmeno ascoltato la domanda e aveva dato
una risposta vaga e probabilmente senza senso, preso com’era dall’emozione di
vedere quella piccola mano appoggiata sulla sua gamba e quel viso bendato che
si era girato verso di lui con quelle labbra così vicine alle sue. E lei doveva
averlo riconosciuto esclusivamente dal timbro della voce.
Ora
quella ragazza di cinquant’anni prima era lì davanti a lui e magari l’aveva già
riconosciuto da diversi minuti, ma aveva fatto finta di niente nel timore di
non essere riconosciuta. O, più semplicemente, non si ricordava più di lui e
l’aveva probabilmente già dimenticato fin dalla sera di quel lontano giorno.
Del resto si erano visti solo a quella festa e poi mai più, anche se lui per
diverse settimane aveva passeggiato sotto casa sua nella speranza di rivederla.
Provò un improvviso senso di tristezza al pensiero che se anche avesse provato
a raccontarle ogni minimo dettaglio di quella remota domenica pomeriggio di
tanti anni prima, lei non avrebbe ricordato nulla. E perché intristirsi? Lo
aveva sempre saputo che quell’emozione di averla così vicina sulle sue
ginocchia era stata soltanto sua e che, per quanto il cuore gli avesse battuto
forte, lei non lo aveva certo potuto sentire.
Decise
allora di riprendere la lettura del libro, anche se non ricordava più dove era
arrivato. Del resto fra meno di mezzora sarebbe sceso dal treno e quel senso di
tristezza misto a imbarazzo sarebbe presto finito. Si stava di nuovo immergendo
nella lettura quando istintivamente alzò di nuovo lo sguardo. La donna lo stava
fissando con un leggero sorriso.
–
Forse lei non mi ha riconosciuta, ma io mi ricordo benissimo di lei. Una festa
a casa mia… Lei ha suonato la chitarra… Ma parlo di tanti anni fa! Eravamo
ragazzi! Si ricorda di me? Mi chiamo Patrizia…
–
Veramente… – rispose lui falsando la voce per renderla più acuta – non mi
ricordo…
–
Abitavo in via Vittorio Veneto… Era venuto alla mia festa di compleanno… Del
mio sedicesimo compleanno… Lei è del ’56 come me, vero?
–
No, sono del ’59… E poi non ho mai suonato la chitarra…
–
Allora mi deve proprio scusare, ma mi ha ricordato tantissimo quel ragazzo con
la chitarra…
–
Si figuri…
–
In effetti quel ragazzo aveva una voce più profonda… Mi scusi ancora tanto!
Sono davvero desolata…
–
Non deve scusarsi, signora, sono cose che capitano…
–
Peccato! Sarebbe stato così bello se non mi fossi sbagliata! Pensi che durante
un gioco di quelli che si facevano allora tra ragazzi e ragazze mi ero seduta
sulle sue ginocchia… Ero bendata, ma in realtà vedevo lo stesso attraverso un
foro e, fingendo di sedermi a caso su una delle sedie poste in cerchio, scelsi
proprio lui… Mi sembrava così timido… Beata giovinezza!
–
Già... Beata giovinezza! Ma adesso devo scendere…
–
Spero di non averla importunata coi miei ricordi! – disse la signora con un
sorriso malinconico.
–
No, anzi… è stato davvero un piacere ascoltarla!
E
si accorse di avere pronunciato l’ultima frase con la sua vera voce. Aveva già
imboccato il corridoio e si girò indietro per un attimo. La donna lo stava
fissando con gli occhi sbarrati e la bocca leggermente aperta. Ma lui si rigirò
in fretta e scese di corsa dal vagone.
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