PAGA LA MAMMA 

Lontano da casa, decido di usare Google Maps per fare una passeggiata virtuale nel viale della mia infanzia e adolescenza. Non un solo negozio sopravvive di quelli che mi hanno visto bambino e la vecchia casa dove abitavo, completamente ristrutturata, è quasi irriconoscibile. È invece rimasta miracolosamente intatta una delle case adiacenti, coi suoi vecchi mattoni scuri e con la caratteristica spianata sopraelevata su cui davano i negozi e mi dico che, se non fosse per le moderne vetrine, il tempo sembrerebbe essersi fermato.

Eppure c'è qualcos'altro di diverso, anche se non ho ancora capito che cosa. Ma certo! Mancano i due scalini che portano dal marciapiede alla spianata! Penso a quante volte da bambino mi sono seduto su quegli scalini e mi rattrista il pensiero che non li rivedrò mai più. Voglio però fare un ultimo tentativo, perché Google Maps mi consente di visualizzare immagini scattate in anni precedenti. Provo con l'immagine meno recente, che risale a una dozzina di anni fa, e...  miracolo! ecco comparire gli scalini della mia infanzia! E ritorna alla mente improvviso un ricordo ....

Ho forse 6 o 7 anni e due bambine, entrambe di nome Daniela, stanno giocando nel cortile adiacente al mio. Una delle due, Daniela G., mia coetanea, abita nella casa dei due scalini, mentre l'altra, Daniela P., di un anno più vecchia, risiede poco lontano. A un tratto, da una finestra, una voce avvisa che è  l'ora di fare merenda e subito le due bambine sospendono i loro giochi. Mi sembra ancora di rivederle, con quel l'andatura gioiosa a saltelli, dirigersi verso il negozio della fruttivendola. 

La cosiddetta butéga d'la frutaróla era un negozio gestito da una coppia di anziani e dove, oltre alla frutta e alla verdura, si vendevano diversi altri prodotti alimentari. Il motivo per cui veniva indicato come il negozio della fruttivendola derivava probabilmente dal fatto che la moglie era sempre presente, mentre il marito, impegnato nell'acquisto e trasporto della merce, lo si vedeva solo occasionalmente, col suo grembiule nero, un mozzicone di matita appoggiato a un orecchio e l'immancabile fiammifero che sporgeva da un angolo della bocca.

Incuriosito dal fatto che la merenda si trovi fuori dal cortile, decido di seguirle e le raggiungo nel negozio. 

- Un panino con la cioccolata. Paga la mamma - dice una delle due. E la fruttivendola taglia in due un panino al latte, apre un grosso recipiente di latta contenente cioccolato fuso, ne spalma in abbondanza su una fetta di pane, vi appoggia l'altra fetta e porge il panino alla bambina. Adesso è l'altra Daniela a ripetere la formula magica e la fruttivendola prepara un secondo panino. 

Le bambine escono dal negozio ciascuna col proprio panino già diminuito di un morso. Penso a mia madre e alla sua convinzione che il cioccolato faccia male perché "riscalda" e per questo motivo vada mangiato assai raramente. La fruttivendola mi chiede cosa voglio e prima ancora di pensare mi esce la risposta: - Un panino con la cioccolata. Paga la mamma -

Ed ecco accadere qualcosa di miracoloso. La fruttivendola non mi dice di non fare il furbo o qualcosa del genere. Niente affatto! Torna ad aprire il recipiente di latta col cioccolato fuso e prepara un panino tutto per me! Mi sembra di avere scoperto una formula magica, come l'apriti sesamo della fiaba di Alibabà e i quaranta ladroni. Sono talmente eccitato dalla scoperta da non dare particolare importanza al fatto che la fruttivendola ha scritto qualcosa su un biglietto che, dopo averlo piegato in quattro, ripone in un grosso vaso di vetro. Mi guardo bene dal tornare subito nel mio cortile e, per non essere scoperto, mi siedo sui due scalini a gustarmi in pace il mio panino con la cioccolata. E mentre mi gusto il panino penso alla sequenza infinita di panini che mangerò nei giorni successivi.

Ma quel panino fu il primo e anche l'ultimo, perché la mattina seguente mia madre se lo ritrovò sul conto della spesa e al ritorno da scuola fui accolto con una sberla.

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