TROPPA IMMAGINAZIONE
L’insegnante
di lettere di prima media aveva suggerito, o meglio imposto, agli alunni di
dedicare un piccolo quaderno alle riflessioni scaturite da nuove esperienze
particolarmente forti. Non si trattava di scrivere un tema, come qualche
ragazzo aveva subito temuto, ma solo una frase o due che avrebbero dovuto
sintetizzare la sensazione principale provocata da quell’esperienza. L’unica
cosa discutibile era il fatto che la professoressa non si limitava a correggere
gli eventuali errori di ortografia e di sintassi, ma suggeriva spesso di quali esperienze gli alunni
avrebbero dovuto scrivere e, soprattutto, si permetteva di
giudicarne il contenuto. Per inciso, la copertina doveva essere rossa, anche se
di questa scelta l’insegnante non aveva mai dato una motivazione.
Fu così che Arturo, come tutti i suoi compagni, acquistò un
quadernino con la copertina rossa e ci incollò un’etichetta dove, sotto al nome
e cognome, scrisse in stampatello “RIFLESSIONI”.
La prima occasione fu una gita di classe a
Arturo scrisse: “La Cupola del Brunelleschi è davvero imponente,
come ci aveva già detto la professoressa Rodino prima della gita, ma io me la
immaginavo almeno due volte più grande.”
Qualche giorno dopo, sotto alla riflessione, comparve la scritta a
matita blu: “Non hai saputo apprezzare la grandiosità di ciò che hai visto!”
La seconda riflessione fu invece
Ancora una volta la professoressa Rodino aggiunse con la matita
blu la frase: “Non sai stupirti nemmeno davanti a una creatura così straordinaria!”
Inutile dire che, dopo aver visitato una sezione del museo di
scienze naturali dedicato agli uccelli in cui la guida si era soffermata a
lungo sulle caratteristiche del colibrì, Arturo scrisse sul quaderno rosso:
“Oggi al museo ho visto un colibrì imbalsamato. A scuola l’insegnante di
scienze ci aveva già detto che si trattava dell’uccello più piccolo
Questa volta la nota a matita blu fu più drastica: “Non sai
stupirti davanti a nulla!”
A questo punto mi limiterò a trascrivere, omettendo il commento ormai
scontato della professoressa Rodino, alcune altre riflessioni di Arturo.
“Oggi ho visitato la Galleria degli Uffizi a
“Ieri siamo stati a
Non vale la pena di riportare qui tutte le riflessioni di Arturo,
perché ormai avrete capito benissimo che erano tutte molto simili nella loro
conclusione. Ne riporto solo un’altra, perché fu l’ultima dell’anno scolastico.
“La scorsa settimana siamo stati in gita ad Auronzo e abbiamo
visto le Tre Cime di Lavaredo, di cui avevo un’immagine sulla copertina
Con la solita matita blu, la professoressa Rodino aveva scritto
quasi con rabbia: “Non saprai mai apprezzare nulla nella vita!”
E con quella frase scritta a fine anno scolastico il quaderno
delle riflessioni di Arturo era da considerarsi finito, anche se erano rimaste
molte pagine bianche, come del resto anche a tutti i suoi compagni. A
differenza di loro, però, negli anni successivi Arturo continuò a scrivere di
sua iniziativa sul vecchio quaderno con la copertina rossa le proprie
riflessioni riguardo alle esperienze che più l’avevano colpito. Per esempio,
quando era già in prima superiore scrisse: “Ci avevano detto che quest’anno
scolastico sarebbe stato molto difficile e, in effetti, è più impegnativo degli
anni della scuola media. Ma io me lo immaginavo molto più difficile!”
Ovviamente, adesso nessuna nota con la matita blu seguiva le
riflessioni di Arturo. Nel quaderno c’erano ancora almeno una ventina di pagine
bianche quando Arturo, a diciotto anni, scrisse la sua ultima riflessione: “Oggi
la Rosina mi ha baciato sulle labbra. Mai e poi mai avrei immaginato che
sarebbe stato così
Commenti
Posta un commento