TROPPA IMMAGINAZIONE

 

L’insegnante di lettere di prima media aveva suggerito, o meglio imposto, agli alunni di dedicare un piccolo quaderno alle riflessioni scaturite da nuove esperienze particolarmente forti. Non si trattava di scrivere un tema, come qualche ragazzo aveva subito temuto, ma solo una frase o due che avrebbero dovuto sintetizzare la sensazione principale provocata da quell’esperienza. L’unica cosa discutibile era il fatto che la professoressa non si limitava a correggere gli eventuali errori di ortografia e di sintassi, ma  suggeriva spesso di quali esperienze gli alunni avrebbero dovuto scrivere e, soprattutto, si permetteva di giudicarne il contenuto. Per inciso, la copertina doveva essere rossa, anche se di questa scelta l’insegnante non aveva mai dato una motivazione.

Fu così che Arturo, come tutti i suoi compagni, acquistò un quadernino con la copertina rossa e ci incollò un’etichetta dove, sotto al nome e cognome, scrisse in stampatello “RIFLESSIONI”.

La prima occasione fu una gita di classe a Firenze, dove la professoressa Rodino portò gli alunni a visitare la Cupola del Brunelleschi, esaltandone l’imponenza.

Arturo scrisse: “La Cupola del Brunelleschi è davvero imponente, come ci aveva già detto la professoressa Rodino prima della gita, ma io me la immaginavo almeno due volte più grande.”

Qualche giorno dopo, sotto alla riflessione, comparve la scritta a matita blu: “Non hai saputo apprezzare la grandiosità di ciò che hai visto!”

La seconda riflessione fu invece del tutto spontanea e Arturo la scrisse dopo avere visitato lo zoo di Pistoia con la famiglia. Sapeva bene che la giraffa era l’animale più alto della Terra, ma scrisse: “Oggi ho visto per la prima volta una vera giraffa. Era molto alta, ma io, onestamente, me la immaginavo almeno due metri più alta.”

Ancora una volta la professoressa Rodino aggiunse con la matita blu la frase: “Non sai stupirti nemmeno davanti a una creatura così straordinaria!”

Inutile dire che, dopo aver visitato una sezione del museo di scienze naturali dedicato agli uccelli in cui la guida si era soffermata a lungo sulle caratteristiche del colibrì, Arturo scrisse sul quaderno rosso: “Oggi al museo ho visto un colibrì imbalsamato. A scuola l’insegnante di scienze ci aveva già detto che si trattava dell’uccello più piccolo del mondo, ma io me lo immaginavo almeno due volte più piccolo.”

Questa volta la nota a matita blu fu più drastica: “Non sai stupirti davanti a  nulla!”

A questo punto mi limiterò a trascrivere, omettendo il commento ormai scontato della professoressa Rodino, alcune altre riflessioni di Arturo.

“Oggi ho visitato la Galleria degli Uffizi a Firenze, dove siamo andati con la classe principalmente per vedere la Primavera del Botticelli restaurata. L’insegnante di disegno ci aveva detto che era l’opera più bella dell’artista, ma io me la immaginavo molto più bella”.

“Ieri siamo stati a Pisa e abbiamo visitato la Piazza dei Miracoli. La torre pendente è davvero molto inclinata ma, in fondo, non tanto quanto mi immaginavo.”

Non vale la pena di riportare qui tutte le riflessioni di Arturo, perché ormai avrete capito benissimo che erano tutte molto simili nella loro conclusione. Ne riporto solo un’altra, perché fu l’ultima dell’anno scolastico.

“La scorsa settimana siamo stati in gita ad Auronzo e abbiamo visto le Tre Cime di Lavaredo, di cui avevo un’immagine sulla copertina del quaderno di matematica. Davvero molto belle, ma io me le immaginavo almeno tre volte più alte!”

Con la solita matita blu, la professoressa Rodino aveva scritto quasi con rabbia: “Non saprai mai apprezzare nulla nella vita!”

E con quella frase scritta a fine anno scolastico il quaderno delle riflessioni di Arturo era da considerarsi finito, anche se erano rimaste molte pagine bianche, come del resto anche a tutti i suoi compagni. A differenza di loro, però, negli anni successivi Arturo continuò a scrivere di sua iniziativa sul vecchio quaderno con la copertina rossa le proprie riflessioni riguardo alle esperienze che più l’avevano colpito. Per esempio, quando era già in prima superiore scrisse: “Ci avevano detto che quest’anno scolastico sarebbe stato molto difficile e, in effetti, è più impegnativo degli anni della scuola media. Ma io me lo immaginavo molto più difficile!”

Ovviamente, adesso nessuna nota con la matita blu seguiva le riflessioni di Arturo. Nel quaderno c’erano ancora almeno una ventina di pagine bianche quando Arturo, a diciotto anni, scrisse la sua ultima riflessione: “Oggi la Rosina mi ha baciato sulle labbra. Mai e poi mai avrei immaginato che sarebbe stato così bello!”

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