MARIO PIERI

 

Mario Pieri è stato un matematico italiano noto per i suoi studi di geometria proiettiva e, soprattutto, per i suoi studi di logica sui sistemi ipotetico deduttivi. Ne venni a conoscenza tanti anni fa grazie a un articolo scritto dal mio insegnante di matematica dell’istituto tecnico industriale quando ero già diplomato da qualche anno(*). Ma non è di questo Mario Pieri che intendo raccontarvi, bensì di un suo più giovane omonimo.

La storia ha inizio nei primi anni ’80, quando acquistai un vecchio manuale Hoepli di matematica del 1917 al mercatino dell’antiquariato di Modena. Sul frontespizio compariva la scritta autografa dell’antico proprietario in inchiostro blu: “di Mario Pieri - 1918”.

Non poteva certo trattarsi del matematico toscano, che era morto nel 1913. Chissa? Magari un nipote, pensai. Alcuni giorni dopo, tra le pagine del libro trovai un vecchio negativo fotografico di grande formato, perfettamente conservato, in cui si intravedevano le sagome di quattro uomini. Portai il negativo da un fotografo per farne due stampe in bianco e nero e… il risultato fu davvero sorprendente! La fotografia, nitidissima, ritraeva quattro giovani ufficiali degli alpini in atteggiamento assai poco militaresco. Dalle stellette sui polsini, si trattava di due capitani e di due tenenti. In quella fotografia gli ufficiali sono addossati a una parete di roccia che non lascia intravedere nessun paesaggio e sono accomodati su una coperta. Tre di loro sono seduti uno di fianco all’altro, con le gambe distese che mostrano chiaramente le fasciature e gli scarponi chiodati. Da sinistra verso destra ci sono un tenente che ha tra le mani una chitarra e con un cagnolino appoggiato con le zampette al manico, un capitano nell’atto di offrire da bere un bicchiere di vino a una gallina che tiene ferma con il braccio sinistro e un altro tenente che sembra suonare un mandolino e con appoggiato a una coscia un bicchiere con due dita di vino.  Un secondo capitano è ritto sulle ginocchia dietro agli ultimi due e regge con la destra un fiasco di vino, mentre nella mano sinistra tiene un bicchiere. Nessuno di loro porta il cappello, anche se tutti hanno la divisa in ordine.

La prima cosa che pensai fu che il proprietario del libro, e cioè Mario Pieri, doveva essere uno dei quattro ufficiali. Probabilmente doveva trattarsi di uno studente chiamato alle armi durante la Grande Guerra e quindi certamente uno dei due tenenti. La scena, particolarmente festosa, doveva essere stata immortalata in un momento di relativa calma.

Mi rassegnai subito all’idea che non avrei mai potuto sapere nulla di più del proprietario di quel libro, ma ecco che qualche anno dopo accadde un fatto incredibile. Durante una gita domenicale a Porretta Terme, su una bancarella di vecchi libri, trovai un manuale Hoepli di matematica del professor Salvatore Pincherle che mancava alla mia collezione e lo acquistai subito, senza nemmeno prima sfogliarlo. Solo ritornato a casa mi accorsi che sul frontespizio recava, questa volta in inchiostro nero, la scritta autografa: “di Mario Pieri - Napoli, 1919”. E la mano era, oltre ogni dubbio, la stessa che aveva firmato il volume precedente. Incredibile! Anche quel libro era appartenuto al giovane Tenente Mario Pieri!


 



Ma la sorpresa maggiore fu quella di trovare, piegato in quattro tra le pagine del libro, un certificato medico con l’intestazione “2° Istituto di Patologia Medica Dimostrativa della R. Università di Napoli -  Il Direttore” e datato Napoli 6 febbraio 1919  dove, con una grafia non molto chiara, era scritto:

 

Dichiaro che il Tenente di complemento del 3° Alpini S. Pieri Mario di Silvio è degente in questa Clinica ausiliaria dell'ospedale militare Principale di Napoli

                              

Il Direttore

                                                                                                          Senatore prof. Senise

 

E questo professor Senise, direttore della clinica, non si chiamava Senatore di nome, ma era davvero un senatore del Regno d’Italia, come mi ha fatto poi notare un caro amico.

Pensai subito che il giovane tenente doveva avere riportato una ferita in combattimento oppure che si fosse ammalato. Ne dedussi, forse ingenuamente, che Mario Pieri doveva essere di Napoli o dintorni e che doveva quindi trattarsi del tenente che nella fotografia suonava il mandolino, convinzione che mi è rimasta per anni e che solo di recente ho dovuto ammettere essere priva di fondamento. Infatti il mese scorso feci un ricerca on-line nel sito della Direzione Generale degli Archivi inserendo nella pagina riservata agli atti di nascita soltanto “Mario Pieri”, senza specificare il comune, ma solo l’intervallo temporale dal 1890 al 1900. Trovai così quattro Mario Pieri, tre dei quali di Cesena e uno di Bergamo e, quest’ultimo, figlio di Silvio Pieri ed Enrica Montanari. Dunque, molto probabilmente era lui il Mario Pieri di Silvio, anche se non potevo averne la certezza. Ecco cosa c’era scritto nel suo atto di nascita(**):

 

L’anno milleottocentonovantanove, addì tre di Maggio a ore tredici e minuti trenta, nella Casa Comunale – Avanti a me Villa Pietro, Vice segretario delegato dal sindaco con atto 27 Gennaio 1898, Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Bergamo è comparso: Pieri Silvio fu Pellegrino, di anni quarantatre, Professore domiciliato in Bergamo, il quale mi ha dichiarato che ad ore diciotto, e minuti trenta, del dì ventinove dello scorso mese, nella casa in Via Porta Dipinta N.59, da sua moglie Montanari Enrica fu Pietro, civile, è nato un bambino di sesso mascolino, che non mi presenta e a cui dà il nome di Mario

 

Mario Pieri di Silvio era quindi nato a Bergamo il 29 aprile 1899. Era dunque un ragazzo del ’99, cioè dell’ultima leva che ha combattuto nella Grande Guerra, e quando pose la sua firma sul primo dei due volumetti, quello con all’interno il negativo, aveva appena 19 anni.  Si trattava quasi certamente di uno studente che aveva da poco ottenuto la licenza liceale e forse si era appena iscritto a una facoltà universitaria a indirizzo tecnico o scientifico e magari aveva portato con sé al fronte quel piccolo manuale Hoepli di Analisi Algebrica di Pincherle.

Grazie all’indicazione di un amico, generale a riposo degli alpini, potei avere conferma che l’atto di nascita trovato nel sito della Direzione Generale degli Archivi era certamente quello del giovane Tenente Mario Pieri proprietario dei due manuali Hoepli. In un Bollettino Ufficiale del Ministero della Guerra contenente il “sessantesimo elenco di ricompense al valor militare ai morti in combattimento o in seguito a ferite nella campagna di guerra 1915-1918”, tra coloro a cui fu concessa la Croce al merito, compare anche il Tenente Pieri Mario di Silvio del 3° Alpini. La data è il 14 luglio 1922, quando era già congedato.

Due domande restano ancora senza risposta. Chi dei due tenenti nella foto è Mario Pieri? Come mai il Tenente Mario Pieri, originario di Bergamo, fu ricoverato in un ospedale di Napoli?

Alla prima domanda non so dare risposta, anche perché è stata privata di fondamento l’associazione napoletano-mandolino, essendo Mario Pieri bergamasco. La seconda domanda, invece, ammette forse una semplice risposta: nella Grande Guerra ci furono circa un milione di feriti, metà dei quali mutilati, e non poterono certo essere tutti curati in ospedali vicini alla residenza o in regioni non troppo distanti dal fronte. Inoltre, può darsi che la clinica di Napoli fosse specializzata per curare il tipo di patologia o di ferita riportata dal nostro tenente.

Ma c’è un ultimo mistero che è sorto dalle ricerche su Internet ispirate dal desiderio di sapere qualcosa del proprietario dei volumetti che da oltre trent’anni sono in mio possesso. Ho provato a digitare “Silvio Pieri” su Google e ho trovato su Wikipedia un Silvio Pieri professore di glottologia, che ha insegnato prima a Catania e poi a Napoli. Questo sembra a prima vista contrastare col fatto che la nascita del figlio Mario sia avvenuta a Bergamo, tanto più che Silvio risulta essere nato nel 1856 a Lucca, ma non era poi così strano che un professore universitario cambiasse diverse sedi. Eppure ci sono tre coincidenze che è difficile accettare come un puro caso. Dall’atto di nascita risulta che il padre di Mario Pieri era un professore; inoltre, aveva quarantatré anni nel 1899 ed era quindi nato nel 1856, proprio come il professore di glottologia citato su Wikipedia, e che suo padre si chiamava Pellegrino. Sento di essere vicino alla soluzione dell’enigma.

 Proprio mentre sto scrivendo queste righe cerco su Wikipedia il Mario Pieri matematico e scopro che, come Silvio, è anche lui nato a Lucca e appena quattro anni dopo, nel 1860. Forse sono fratelli! Purtroppo non ci sono notizie sulla sua famiglia e allora cerco Mario Pieri sul bellissimo sito Mac Tutor(*), che raccoglie le biografie di centinaia di matematici, e scopro che il padre del matematico si chiamava Pellegrino, come il padre di Silvio. Silvio Pieri fu Pellegrino si legge infatti nell’atto di nascita del nostro tenente. Proseguendo la lettura trovo che questo Pellegrino Pieri ebbe otto figli dalla moglie Erminia Luporini, tra cui uno di nome Silvio, nato nel 1856. Non ho più dubbi: erano fratelli! Il ragazzo del ’99 del 3° Alpini era dunque nipote del matematico a cui per un attimo avevo pensato non appena letto il nome sul frontespizio del primo volume! E adesso il cerchio si chiude, perché noto una notevole somiglianza tra i ritratti del baffuto matematico e l’altrettanto baffuto tenente che tiene la chitarra. Mario Pieri è il giovane tenente a sinistra nella fotografia! Dopo trentacinque anni ho scoperto che viso aveva il proprietario di quel volume acquistato al mercatino dell’antiquariato di Modena, quel Mario Pieri che per un attimo avevo creduto essere il noto matematico e che poi avevo pensato poter essere magari un suo nipote. Oggi so che era davvero un suo nipote: il figlio di suo fratello Silvio!



(*) Maino Pedrazzi – Sulla monografia di Mario Pieri: «Della geometria elementare come sistema ipotetico deduttivo» - Memorie della Accademia di scienze, lettere ed arti di Modena, ser. 6. vol. 19 (1977).

(**) Le parti in neretto sono scritte a mano dall’Uffiziale dello Stato Civile, mentre le altre sono prestampate.

(*) https://mathshistory.st-andrews.ac.uk/

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