L’ULTIMO
SOGNO
Aveva
sempre considerato i sogni come un aspetto
C’era senza dubbio qualcosa di vero nella maniacale
interpretazione freudiana del sogno come realizzazione di un desiderio rimasto
inappagato, ma era convinto che il sogno avesse non una ma varie funzioni, non
ultima quella di trasferire parte della memoria a breve termine in quella a
lungo termine. E di quest’ultima cosa si era convinto, seppure in modo ingenuo,
fin da bambino. Sua nonna, che non aveva fatto un solo giorno di scuola e che
attribuiva addirittura un valore profetico ai sogni, quando era scolaro e
doveva imparare una lunga poesia a memoria che la sera ricordava con difficoltà
nonostante l’avesse ripetuta più volte nel pomeriggio senza mai incepparsi, gli
diceva di non preoccuparsi e, anzi, di lasciar perdere, perché la mattina,
appena sveglio, l’avrebbe ricordata alla perfezione. Aggiungeva poi di
ripeterla tre volte a digiuno per essere certo di non dimenticarla mai più. E
funzionava davvero!
Forse i sogni servivano anche a eliminare certa
spazzatura mentale dal cervello, un po’ come quei programmi che eliminano file
inutili sul nostro pc. Era poi certo che il sogno svolgesse anche la funzione
di offrirci una simulazione di imminenti eventi importanti e di darci quindi
indicazioni preziose sul comportamento da tenere. Ancora, pensava, nel sogno,
apparentemente così privo di razionalità, anche la parte razionale si
rafforzava e certi ragionamenti complessi fatti prima di addormentarci venivano
inconsapevolmente portati avanti mediante tentativi più o meno casuali alla cui
base stava forse l’indeterminazione quantistica. Quante volte gli era capitato,
soprattutto da studente, di risvegliarsi la mattina con la soluzione di un
problema su cui si era invano accanito per ore la sera precedente!
Eppure, si diceva, i sogni, per quanto costituissero
certamente un’attività fisiologica indispensabile e quotidiana, erano destinati
a non avere un ruolo significativo nella nostra vita. Ovviamente si riferiva ai sogni come attività
psichica e non certo ai sogni intesi come speranze, aspirazioni o desideri. Insomma,
mai e poi mai avrebbe immaginato che un lontano giorno sarebbe stato proprio un
sogno a diventare la cosa più importante di tutte.
Stava sognando ed era perfettamente lucido e, cosa
ancora più incredibile, poteva a suo piacimento tenere il sogno in sospeso e
ragionare con straordinaria lucidità o ributtarvisi a capofitto dimenticando
tutto il resto.
Poteva
ritrovare i giocattoli della sua infanzia nel solito scatolone e giocare con lo
stesso identico spirito di quando era bambino o spiegare un difficile concetto
durante una conferenza pubblica. Eccolo a scuola col suo caro maestro e i
vecchi compagni e scrivere con una soddisfazione indicibile con la penna
stilografica su quei piccoli quaderni con le righe di terza o a una cena con dei suoi vecchi studenti.
Anche i luoghi della sofferta giovinezza in cui su era consumato sui libri
adesso erano diventati sereni e li rivisitava con una leggerezza prima
impensabile.
Gli bastava ripensare a una via o alla vetrina di un
negozio ed ecco che sentiva i piedi alzarsi da terra e in un attimo si
ritrovava in quel luogo. Poteva addirittura rivedere insieme e far conoscere
tra loro persone che gli erano state care e che non si erano mai incontrate
perché conosciute in luoghi e tempi diversi o perché una era già morta quando
aveva conosciuto l’altra. Eccolo in baracca coi suoi commilitoni e, un istante
dopo, nell’officina dove da ragazzo faceva aggiustaggio.
Ovunque fosse c’era una bella giornata di primavera e
nessuna traccia di tristezza o malinconia. Nessun rancore e nessun rimpianto.
Mai e poi mai avrebbe immaginato che la vita sarebbe finita durante un sogno!
Ricordava perfettamente l’angoscia di ritrovarsi in un letto di ospedale e
forse quel sogno così intenso e potente era l’effetto di qualche farmaco.
Probabilmente stava agonizzando, ma non gli importava più niente. Di certo non
si sarebbe mai più risvegliato e il sogno sarebbe finito senza che nemmeno se
ne accorgesse. E questa fu l’ultima lucida riflessione onirica, perché si
rituffò nel sogno deciso a non interromperlo più fino alla fine.
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