L’ULTIMA VOLTA
Nella
nostra memoria portiamo impresse tante “ultime volte”, come l’ultimo giorno di
scuola superiore, con la prova orale dell’esame, o l’ultima volta in caserma
nel giorno del congedo o, ancora, l’ultima volta che abbiamo visto una persona
cara che non c’è più. Ma non è a queste “ultime volte” che sto pensando,
indimenticabili perché attese da mesi o addirittura da anni o perché legate a
un evento tragico. Penso invece a quelle “ultime volte” relative ad azioni
quotidiane o comunque abitudinarie di cui non abbiamo alcuna memoria perché non
sapevamo che si sarebbe trattato dell’ultima volta che le stavamo compiendo e
perché per molto tempo non ci abbiamo più ripensato. Eppure abbiamo la certezza
che c’è stata un’ultima volta, perché certe cose non esistono più o perché noi
siamo irrimediabilmente invecchiati. Mi chiedo come avremmo reagito se un
qualche spiritello ci avesse sussurrato all’orecchio: “guarda bene che questa è
stata l’ultima volta e non succederà mai più!”.
Le prime due rampe di scale della casa della mia infanzia avevano
i gradini rivestiti in marmo con alcune venature rossastre. In una venatura
dell’alzata di un gradino della prima rampa ci vedevo una testa di cavallo. Non
che ci facessi caso tutte le volte, specialmente se salivo le scale di corsa,
ma di sicuro ho guardato centinaia di volte, almeno per un attimo, quella testa
di cavallo. La casa esiste ancora, ma quelle scale non esistono più da parecchi
anni. Quello che è certo è che c’è stata un’ultima volta in cui ho guardato
quella testa, parte infinitesima dei mille dettagli di quella casa, e quello
che è altrettanto certo è che in quell’occasione non pensavo che non l’avrei
mai più rivista. Come avrei reagito all’avviso dello spiritello? Probabilmente
sarei rimasto indifferente oppure, conoscendomi, l’avrei riguardata un minuto
dopo pur di far dispetto allo spiritello, evidenziando così l’intrinseca
contraddittorietà dell’esistenza di un simile demone. Del resto non ha
razionalmente alcun senso chiederci come avremmo reagito se avessimo saputo che
si trattava dell’ultima volta quando stiamo proprio considerando situazioni in
cui eravamo ignari del fatto che si stavano verificando per l’ultima volta!
Tutt’al più, in certi casi, la domanda potrebbe avere soltanto un effetto
malinconico o, peggio, suscitare una struggente nostalgia di un tempo che non
tornerà.
Quando ero adolescente, nella bella stagione, facevo spesso dei
lunghi giri in bicicletta. Tra le mete più frequenti ricordo Sassuolo, Cento di
Ferrara, Gonzaga... Sassuolo era però la meta più frequente. Passavo da
Cognento, quindi da Baggiovara, Tabina, Magreta e Ponte Fossa. Ma, prima di
andare verso Sassuolo, facevo una puntata a Fiorano, dove mi attendeva una
difficile prova, che non sempre riuscivo a superare. Da una piccola laterale
della via principale partiva all’improvviso sulla destra, senza possibilità di
prendere velocità, la stradina che portava al Santuario, assai ripida e con
diverse curve. Con la mia pesante bicicletta, raggiungere il santuario senza
mai fermarmi, era un’impresa ai limiti delle mie possibilità. Eppure, forse una
metà delle volte, riuscivo ad arrivare fino alla porta del Santuario senza
staccare i piedi dai pedali. Comunque fosse andata, mi dissetavo a una fontana
per poi sedermi sfinito su una delle panchine di pietra. Dopo una breve sosta,
riprendevo il viaggio verso Sassuolo. Il ritorno mi regalava l’ebbrezza di un
rettilineo di
Penso a quelle domeniche quando, appena svegli, i bimbi scendevano
dai loro lettini e correvano nella camera di mamma e papà e si arrampicavano
felici sul lettone. E mamma e papà erano felici di condividere il letto coi
loro cuccioli. Momenti di gioia pura! Eppure c’è stata un’ultima volta anche
per questo rituale domenicale, un’ultima volta non dichiarata e per sempre
dimenticata. Che terribile angoscia se lo spiritello maligno mi avesse detto:
“guarda bene che questa è stata l’ultima volta e non succederà mai più”!
Commenti
Posta un commento