LO SCATTO
L’ultima
Di Loris
ricordo una partita a pallone in cui aveva fatto di corsa tutta la fascia
destra
Anche
Luigi non c’è più. Ricordo come fosse ieri il giorno in cui, accompagnato dalla
madre, arrivò nella nostra classe ad anno scolastico iniziato. Ricordo il suo
impeccabile fiocco blu, un po’ più largo e scuro di quello degli altri e,
soprattutto, il suo sorriso. Abbiamo avuto occasione di frequentarci molte
altre volte negli anni della prima giovinezza, poi ci siamo persi di vista.
Io
correvo veloce, ma devo ammettere che il più veloce era Claudio M., che abitava
in fondo al mio stesso viale. Non so trattenere un sorriso ricordando che
leggeva “ha” e “hanno” con l’acca aspirata, come fossero parole inglesi!
Sandro
era un tipo strano, ma un gran buon ragazzino. Voleva a tutti i costi che gli
facessi dei disegni su un suo quaderno speciale in cambio di qualche gadget
Stefano,
invece, fino a una ventina di anni fa, lo vedevo spesso passeggiare lungo viale
Storchi con l’immancabile sigaro. Nonostante non ci siamo mai frequentati, mi
ha sempre salutato chiamandomi per nome con un cordialissimo sorriso.
Franco e
Marco B. facevano un po’ pane per conto loro. Mi sembra di ricordare che
fossero compagni di giochi e che abitassero nello stesso cortile, ma non ne
sono sicuro.
E di
Marco ce n’erano altri due: Marco M. che aveva un fratello più grande che
frequentava già la scuola media e Marco G., piccolo di statura, ma certamente
il più scatenato di tutti.
Aldo era
l’unico che conoscevo già, perché era uno dei compagni di giochi
Claudio
R., arrivato come bocciato dalla classe precedente con l’infamante marchio di
“asino”, era invece timido e buono e ha saputo ugualmente trovare la sua strada
nella vita.
Di Guido
la prima cosa che mi viene in mente è il suo vestito della Cresima: fu l’unico
a portare i pantaloni lunghi, con grande invidia di tutti noi. Allora la
Cresima si faceva in seconda elementare e i pantaloni lunghi erano un traguardo
riservato a chi arrivava in terza media. Inoltre, mentre tutti noi avevamo
l’abito grigio, lui era vestito di blu.
Con
Giovanni B., anche se abbiamo frequentato lo stesso istituto tecnico, ci siamo
ritrovati soltanto nella giovinezza, per rimanere poi legati da un’amicizia
indissolubile insieme alle nostre famiglie.
C’era
anche un altro Giovanni e, neanche a farlo apposta, i due abitavano nella stessa
casa. Un palazzo allora relativamente recente, che fu abbattuto per consentire
la realizzazione di un cavalcavia. Giovanni G. l’ho rivisto una
Maurizio
era venuto da Lesignana e si era seduto nel posto accanto al mio. Aveva un
anello d’oro con incastonata una minuscola fotografia in bianco e nero di un
fratello maggiore morto adolescente. L’ho rivisto una
Carlo
suonava la chitarra elettrica almeno dalla quarta elementare e mi ricordo di
una
Mauro M.
l’ho ritrovato in prima superiore, ma per lui fu un’esperienza piuttosto
infelice e, pur dotato di buone capacità, abbandonò la scuola. Erano anni dove
nella scuola tecnica gli “anziani”, un po’ come a soldato, facevano scherzi
piuttosto pesanti prendendosela, come sempre, con quelli fisicamente più
deboli.
L’altro
Mauro M. era un tipo piuttosto originale, ma nella scuola di una
Ivan lo
ricordo come il più basso di tutti, nonostante avesse già ripetuto un anno.
E, infine, Achille, mio gemello in quanto nato nel mio stesso giorno. Mi sembra di rivederlo, il primo giorno di scuola, in braccio a suo padre per via di quel suo problema a una gamba. Ancora non eravamo stati vaccinati contro la poliomielite.
Ma adesso siamo scesi in cortile e alcuni di noi, me compreso, salgono su due panche, mentre gli altri si dispongono sotto di noi in prima fila. Teniamo tutti le mani unite dietro la schiena, compreso il nostro amato maestro, che è alla nostra sinistra e che, con la sua imponente statura, arriva quasi allo stesso livello delle teste di noi che siamo in piedi sulle panche.
Chissà se quel lontano giorno di
primavera il fotografo era consapevole

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