LE LETTERE
Abito da ormai moltissimi
anni al numero 173 di via Malpighi, in una palazzina di tre piani con sei
appartamenti. Non ho molti rapporti con i condomini, anche perché, da quando
abito in quella casa, i vecchi proprietari sono quasi tutti morti e coi nuovi
arrivati, molto più giovani di me, non si è mai creato un legame che vada al di
là, nel migliore dei casi, di un cordiale saluto quando ci si incontra per le
scale. Con alcuni di loro può addirittura accadere di stare dei mesi senza
incontrarci e ignoro del
tutto cosa facciano nella vita.
La
signora Vittoria è l’unica superstite del gruppo dei
proprietari che abitarono per primi la casa. Refrattaria allo scorrere del tempo, pare
mantenere intatto il suo aspetto anno dopo anno e devo ammettere che mi sembra
sia rimasta esattamente come il giorno in cui acquistai l’appartamento dove
vivo dagli eredi di un certo Amilcare Ronzoni. La signora Vittoria deve essere ormai avanti con gli
anni, anche se i lineamenti fini, il portamento eretto, quasi regale,
l’eleganza dei suoi modi e l’abbigliamento sobrio ma sempre curato rendono
difficile stimarne l’età.
Pur
abitando come me al terzo piano, non prende mai l’ascensore e così ogni tanto
mi capita di incontrarla per le scale dove, immancabilmente, mi saluta con un
leggero ma cordiale sorriso chiamandomi ingegnere. Tutto quello che so di lei è
che vive sola e che non riceve mai visite. Inoltre, esce solo due volte la
settimana, il martedì e il venerdì, nel tardo pomeriggio, col bello o col brutto tempo. Alcune volte mi
sono offerto di portarle fin sulla soglia di casa le sporte particolarmente
pesanti della spesa e lei, specialmente negli ultimi anni, ha sempre
acconsentito con riconoscenza. Non ha però mai permesso che gliele portassi in
casa, ma soltanto che gliele appoggiassi sullo zerbino e così, ancora oggi, dopo
tanti anni, ignoro del tutto l’aspetto del suo appartamento,
che immagino comunque pulitissimo e ordinato. So che non ha figli, ma non so se
sia vedova o, più semplicemente, non sia mai stata sposata. Eppure in gioventù
deve essere stata una donna davvero molto bella e affascinante e i
corteggiatori non le devono certo essere mancati. Ma ora voglio raccontarvi
come, proprio di recente, ho scoperto il suo amore segreto!
Mi era
già capitato un paio di volte di vederla aprire la cassetta della posta ed
estrarne una lettera con una busta azzurra particolarmente raffinata e con
l’indirizzo scritto con una grafia elegantissima d’altri tempi. Dal suo
sguardo, che da serio si faceva quasi gioioso, e dal leggero arrossarsi del volto avevo
erroneamente pensato che si trattasse di un carteggio platonico con un antico
amore della giovinezza. Invece mi sbagliavo! Devo confessare che, dopo quella
scoperta, rientrato dal lavoro, avevo preso l’abitudine di controllare, oltre
alla mia cassetta della posta, anche quella della signora Vittoria. Dato che rientravo nel primo
pomeriggio, ho potuto verificare che le misteriose buste azzurre arrivavano con
una certa regolarità un paio di volte la settimana. Le volte che potevo
intravedere il dorso della lettera ho notato che era immancabilmente
indirizzata alla “Gent.ma Sig.na Maria Vittoria Ottani”, mentre negli altri
casi, fatto assai strano, ho potuto constatare che non compariva il mittente,
anche se si trattava oltre ogni dubbio sempre della stessa persona. Mai avrei
pensato di riuscire a sapere chi inviava quelle lettere!
Tutto si
è chiarito l’ultimo martedì del mese scorso,
quando mi è capitato, per caso, di incontrare la signora (o signorina) Vittoria passando davanti
a una tabaccheria non distante da casa. Era seduta su una panchina e teneva tra
le mani una busta chiusa dall’inconfondibile colore azzurro. Quando le sono passato
davanti e l’ho salutata si è inspiegabilmente comportata come uno studente
colto dall’insegnante a sbirciare un bigliettino durante un compito in classe.
Mi ha salutato visibilmente turbata e ha ingenuamente tentato di nascondere la
busta coprendola con le mani, anche se non abbastanza in fretta da impedirmi di
leggere il suo nome sull’indirizzo, scritto con la solita grafia curata e le
iniziali piene di svolazzi. Temeva forse che potessi leggere quello che c’era
scritto? Tanto più che la busta era chiusa e forse ancora sigillata!
Fatti
pochi passi ho pensato di tornare indietro per scusarmi di quel mio saluto
fatto a bruciapelo ad alta voce che doveva averla spaventata, ma ecco che la
signora Vittoria
si era appena alzata e, con ancora la busta tra le mani, stava dirigendosi
verso la tabaccheria. Non mi sembrava proprio il caso di rincorrerla e magari
spaventarla una seconda volta. Non vi dico
come sono rimasto quando l’ho vista infilare la busta azzurra nella buca delle
lettere a fianco della tabaccheria!
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