L’ARMATURA

 

È davvero incredibile quante immagini possa ricordare la nostra mente! Anche se si tratta in realtà di immagini assai sfumate nelle quali, nonostante l’illusione di completezza, la maggior parte dei dettagli è del tutto assente. E, nella stragrande maggioranza dei casi, queste immagini giacciono come sepolte in un mare di ricordi e non ci è dato di poterle riesumare con un atto volitivo, ma riemergono invece all’improvviso se stimolate da opportune sensazioni.

Quel pomeriggio, mentre stava ritornando a casa in automobile, giunto al cartello stradale che indicava la località Masone, diede meccanicamente uno sguardo al lato sinistro della strada. Solo un attimo dopo si accorse che stava aspettando di vedere la vecchia armatura esposta davanti alla porta di quel negozio di antichità. Ed ecco comparire quella casa fatiscente dalla forma irregolare, con l’intonaco quasi completamente scrostato e con una parete in buona parte ricoperta da un’edera. Avrebbero potuto dargli a disposizione l’eternità e non gli sarebbe mai venuta in mente quella vecchia armatura grigia ma, come ogni altra volta che gli era capitato di fare quel percorso, ecco che i suoi occhi si erano messi subito a cercarla.

Con sua grande delusione vide che il rozzo portone in legno del negozio era chiuso e che l’insegna era scomparsa. Gli era già capitato altre volte di trovare il negozio chiuso, magari perché era passato in un giorno festivo, ma questa volta sul portone era appeso un cartello arancione con la scritta “VENDESI” e un numero di telefono. Quella piccola pietruzza dell’immenso mosaico dei luoghi della memoria si era staccata per sempre. Si trattava certo di un dettaglio di ben poca importanza, eppure sul momento ne provò dolore, quasi avesse perduto un caro amico d’infanzia. Cercò di stimare per quanti anni era stata esposta quell’armatura, ma gli fu impossibile farlo, perché non aveva memoria di aver mai fatto quel tratto di via Emilia senza averla vista ogni volta che aveva trovato aperto il rustico negozio di antichità.

E un paio di notti dopo sognò l’armatura. Era molto diversa: assai più raffinata e di un colore bluastro. Anche la casa era diversa e, soprattutto, non si trovava lungo la via Emilia, ma all’interno di un bosco in piena notte. Nonostante non ci fosse nulla che potesse dare conforto, non provava la minima paura e non ne provò nemmeno quando vide l’armatura muoversi e avanzare lentamente verso di lui. Era solo curioso di sapere se al suo interno si celava un antico guerriero e sperava di poter vedere il suo volto. Ed eco che l’armatura si fermò davanti a lui. Allora afferrò l’elmo con le due mani per sfilarlo, ma senza riuscire neppure a smuoverlo. Fu quindi l’armatura stessa ad alzare i bracciali e coi guanti d’arme, afferrato l’elmo, se lo tolse.

Gli apparve il volto di una donna.

– Chi sei? – le chiese.

– Sono la bambina dai capelli turchini.

– La bambina dai capelli turchini?! Quella di Pinocchio?

– Esattamente. Non vedi la lumaca affacciata alla finestra della casa col lumicino appeso sul capo?

– Sì, la vedo, ma tu non hai i capelli turchini e non sei una bambina!

– Hai ragione.

– Ma… allora chi sei?

– Non mi riconosci?

– No. Non ti ho mai vista prima.

– Allora guardami bene, così quando ti capiterà di incontrarmi mi riconoscerai.

Cercò di fissare nella mente i dettagli del suo viso, ma più si concentrava più il volto della donna si annebbiava fin quando, a un certo punto, scomparve del tutto e rimase solo l’armatura vuota.

Si svegliò con ancora davanti agli occhi l’immagine dell’armatura bluastra, ma invano cercò di ricordare il volto della donna che aveva affermato di essere la bambina dai capelli turchini. Ripensò allora al negozio di antichità e alla vecchia armatura grigia che non avrebbe mai più rivisto e si rammaricò di non essersi mai fermato nemmeno una volta per guardarla da vicino.

Commenti

Post popolari in questo blog