L’ABBRACCIO
Dopo sì e no una quarantina
di anni le pitture, i mosaici e i bassorilievi sul terrapieno che costeggia la
stradina che si inerpica verso l’antico borgo di montagna versano già in
cattive condizioni. Eppure, in quella fredda giornata di inizio marzo, erano
andati proprio per vedere quelle semisconosciute opere d’arte. Le nuvole si
erano diradate e avevano lasciato spazio a un sole basso che illuminava di una
luce calda le antiche pietre delle piccole case.
Dopo aver
parcheggiato nello spiazzo, proprio accanto all’edicola della Madonna col
Bambino, ridiscesero lentamente la strada per osservare da vicino quelle
recenti opere d’arte che il degrado dovuto all’incuria, non fosse stato per lo
stile moderno, avrebbe potuto far credere risalissero alle origini stesse
Si
accorsero solo allora
Come se
avessero pensato la stessa cosa, improvvisamente, l’uomo e la ragazza si
ritrovarono abbracciati guancia a guancia. Impossibile dire per quanto tempo:
forse per un minuto o forse per un’ora. Rimasero abbracciati senza dire una parola,
in uno di quei rari momenti in cui la vita sembra fermare miracolosamente la
fuga
Ma il ricordo della vita a un certo punto ebbe il sopravvento, cancellando quel breve momento di eternità in cui tutti, più o meno consapevolmente, vorremmo vivere per sempre e per raggiungere il quale troppo poco ci adoperiamo. E l’abbraccio terminò.
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