LA VECCHIA CHITARRA
E accadde così che, senza un motivo
particolare, quel grigio pomeriggio d’autunno si ritrovò tra le mani la vecchia
chitarra. Gliel’aveva regalata sua madre quasi esattamente mezzo secolo prima,
senza che lui avesse mai manifestato il desiderio di averne una. Quasi non
ricordava più quanto fosse piena di graffi la cassa e quanto fosse consumato il
manico, specialmente nei primi tasti. Si sbalordì della rapidità con cui riuscì
ad accordarla a orecchio, senza riportare le note da una corda all’altra. Le
mani ricordavano ancora gli accordi, anche se avevano dimenticato
Quante volte l’aveva
suonata! E in quante diverse occasioni! Quanti ricordi di feste, di ragazze e
di serate in baldoria. Di quelle serate estive passate sui gradini di una
piazza a suonare e cantare con gli amici fino a tarda ora. Fino a quando non
arrivava la pattuglia dei vigili urbani chiamata da qualche inquilino dei
palazzoni che davano sulla piazza, insofferente all’allegria giovanile. Ma i
vigili erano quelli di una
Mentre le mani
tentavano di ritrovare un arpeggio particolare, si ricordò di un’estate in cui
aveva fatto da animatore in un campeggio per ragazzini delle medie e rivide,
nitida, l’immagine di una giovane ragazza che faceva la commessa in un negozio
di quel paesino di montagna e che la sera si univa alla compagnia per ascoltare
i canti accompagnati dalla chitarra. L’aveva notata subito per quel viso così
carino, quella testa piena di riccioli e per quel fare così timido.
La prima sera che si
era unita al gruppo non aveva detto una sola parola ed era rimasta in piedi a
fissarlo suonare incantata, come se stesse guardando un prodigio. Poi, la sera
successiva si era messa a sedere insieme ai ragazzini
– Dorina – rispose
lei senza alzare la testa dalla spalla e continuando a guardare avanti.
– Dorina? Che bel
nome! Dopodomani partiamo, sai? – gli aveva allora detto lui. E poi aveva
aggiunto: – Questa è l’ultima
Ma lei non aveva
risposto, sempre tenendo il capo appoggiato alla sua spalla e sempre
continuando a guardare altrove. Poi lui si era alzato, perché lo aveva chiamato
un altro animatore, e da lontano, voltandosi indietro, aveva visto che la
ragazza aveva preso in mano la chitarra, come per provare a suonarla. Quando
era tornato lei era già sparita e aveva lasciato la chitarra appoggiata alla
misera custodia di plastica morbida. Chissà perché tra tanti ricordi gli era
tornato in mente proprio quello?
Non poteva certo
dire di essere mai diventato un chitarrista particolarmente bravo, ma ad
accompagnare se la cavava, così come a cantare e sapeva improvvisare gli
accordi al volo. Con quella chitarra aveva condiviso una grossa fetta della
vita. L’aveva portata con sé nel collegio universitario, dove gli aveva tenuto
compagnia nelle innumerevoli nottate solitarie passate sui libri, e persino in
caserma, dove aveva contribuito a rallegrare tante serate in compagnia dei
commilitoni. Se nella camera
Rimase seduto sul
letto ancora per un bel pezzo, strimpellando alla bene meglio tante vecchie
canzoni, ciascuna delle quali gli ricordava qualcosa: una festa, una serata tra
amici, una ragazza, una notte insonne…
Si accorse allora di
avere fatto tardi, ma prima di riporre la vecchia chitarra volle tentare di
suonare un brano che richiedeva l’uso
Ti aspetto domani pomeriggio
alle tre alla fontana di fronte
alla casa dove c’è il negozio.
Tua per sempre
Dorina
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