Da molti
mesi il peso della quotidianità gli era divenuto insopportabile e non esisteva
ormai più un solo luogo in cui potesse trovare riparo dalla malinconia né un
solo ricordo
Quella fredda domenica di dicembre, dopo l’ennesima notte
insonne, salì sull’automobile e si diresse verso la montagna per raggiungere un
luogo in cui aveva trascorso una serena estate dell’infanzia. Era partito già
sapendo che sarebbe stato tutto inutile e che, ancora una
Dopo meno di due ore parcheggiò in piazza Vittorio
Riconobbe subito la casa dove aveva alloggiato in
quella lontana estate e, per un attimo, gli sembrò di rivedere la signora
Veneranda seduta sulla panchina di legno a fianco
Si meravigliò di ritrovare un negozio di giocattoli
della sua infanzia, anche se la vetrina era completamente cambiata e non
c’era più il fortino con le giubbe rosse
e nemmeno il missile col paracadute da lanciare con la fionda.
Tutto a un tratto, mentre guardava la vetrina, si
ricordò di quel lontano giorno in cui aveva nascosto una moneta da 10 lire in
una fessura tra due pietre
Mentre si avvicinava all’incrocio che portava alla
chiesa, si ricordò di aver ingegnosamente codificato in una sola parola le
istruzioni per ritrovare il punto esatto
Intristito, riprese a camminare a caso. Gli bastò una
mezzora per percorrere più di una volta ogni strada
Si era pentito di essere ritornato e ora pensava quasi
con rabbia a quella sua assurda ostinazione a voler rivivere ciò che non è più.
Vagò senza meta per quasi due ore, prendendo strade
che non conosceva e leggendo insegne di località che non aveva mai sentito
nominare. A un certo punto si imbatté in un distributore di benzina e ne
approfittò per fare il pieno. Il benzinaio gli diede il resto senza dire una
parola e si limitò a rispondere al suo saluto con un cenno della mano. Riprese
la strada, senza aver deciso dove andare.
Adesso gli era venuta fame, ma si era fatto troppo
tardi per trovare un ristorante aperto e, anzi, gli fu difficile persino
trovare un bar, dove si dovette accontentare di un cappuccino con una brioche
confezionata, vecchia forse di un anno.
Doveva essersi allontanato parecchio, perché un
cartello stradale gli indicava che stava entrando nella Provincia di Parma.
Cominciava a calare la sera e pensò bene di puntare verso la pianura, dove gli
sarebbe stato più facile trovare la via
Fu presto buio e, superati a caso due bivi privi di
indicazioni, si ritrovò in un piccolo borgo. L’unica luce proveniva da un
portone con sopra un insegna dipinta sul muro.
Rallentò in modo da poter vedere meglio. Sembrava
proprio un negozio di alimentari e decise di fermarsi, perché sentiva il
bisogno urgente di mettere qualcosa nello stomaco.
Era uno di quegli empori dove si può trovare di tutto:
dagli alimenti ai giornali e dai casalinghi al materiale elettrico. Subito
comparve da dietro una tenda una signora molto anziana, che gli chiese gentilmente
in cosa potesse servirlo.
Dopo una rapida occhiata sul banco, si decise per un
panino con la mortadella. La vecchietta, che aveva intuito che quel panino
sarebbe stata la sua cena, gli disse che, se voleva accomodarsi di là, gli
avrebbe potuto offrire anche
Oltrepassata la tenda, si ritrovò in una saletta
arredata con vecchi mobili e con solo due piccoli tavoli, ciascuno con quattro
sedie impagliate, una diversa dall’altra. La vecchia signora lo fece accomodare
e gli apparecchiò la tavola con una tovaglia che profumava di pulito, poi gli
portò un bicchiere e una bottiglia di vino.
Da dove era seduto, poteva vedere la cucina economica
in ghisa su cui la padrona di casa si accingeva a friggere. Chiese di potersi
lavare le mani e gli fu indicato di salire due rampe di scale, dove trovò un
bagno pulitissimo che odorava di sapone per bucato.
Ritornò a tavola e, dopo pochi minuti, ecco arrivare
la vecchietta con un cestino di gnocco fritto, un piatto con dell’affettato
misto e un pezzo di formaggio pecorino. Poco dopo la vecchia si sedette
nell’altro tavolo, per cenare con un piatto di minestra e una mela.
Una grossa sveglia meccanica appoggiata a una credenza
scandiva il tempo con i suoi tic tac, ma era un tempo che scorreva calmo, senza
alcuna fretta, quasi immobile. Accanto alla sveglia c’erano due mazzi di carte
da gioco che, dall’aspetto, dovevano avere giocato un’infinità di partite.
Mangiò di gusto, come non gli capitava da tempo, e
quando ebbe finito la vecchia signora gli fece il conto. Da un’occhiata alla
bottiglia stimò in due bicchieri la quantità di vino consumato e lo scrisse su
un foglietto di carta, con accanto il costo. Fece poi altrettanto per il
gnocco, l’affettato e il formaggio, poi, tirata una
Per quella cifra, in un ristorante di città non
avrebbe pagato nemmeno un primo e non volle accettare il resto, ringraziandola
per la graditissima cena. In segno di gratitudine, la signora gli portò allora
un sigaro e un accendino di plastica.
Per un attimo desiderò di poter rimanere là per
sempre, ma, pagato il conto, infilò di nuovo il cappotto e, oltrepassata la
tenda e attraversato il negozio, si ritrovò sulla strada buia.
Il cielo era sgombro e l’aria tersa e si vedeva nitidissimo
il Cusna, coperto di neve, che sembrava persino luminoso. Più in alto, il
quadrato di Pegaso, sul bordo della Via Lattea, dominava su tutto il cielo.
Prolungando idealmente con lo sguardo il lato superiore
Proprio non gli andava di ripartire subito e si
incamminò nell’aria fresca per una lieve discesa che portava a un campanile a
forse duecento metri di distanza. Raggiunto il campanile, intravide la sagoma
di una panchina in pietra accanto a una parete della piccola chiesa e si
sedette a fumare il sigaro. Faceva freddo, ma si gustò il sigaro fino
all’ultimo centimetro.
Si sentiva calmissimo e si rialzò per ritornare
all’automobile. Dalle indicazioni della vecchina, avrebbe raggiunto Sant’Ilario
in una quarantina di minuti e da lì sarebbe arrivato a casa in una mezzora.
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