LA
SCORCIATOIA
L’antico
palazzo, già quartier generale dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, era
un labirinto di corridoi in cui era assai facile smarrirsi, specialmente per
una matricola. Finalmente gli sembrò di riconoscere una porta e proseguì deciso
fino al finestrone che dava sul cortile interno, ma dovette ammettere di
essersi sbagliato. Calcolò allora che, invece di ritornare sui suoi passi, gli
sarebbe convenuto proseguire il percorso e raggiungere così l’aula in cui stava
per iniziare la lezione dalla parte opposta rispetto a quella della prima volta.
Si incamminò dunque in quella parte del
palazzo che non aveva mai esplorato finché, dopo aver percorso un paio di
lunghi corridoi in penombra senza incontrare anima viva, si ritrovò davanti a
una ripida scalinata che scendeva al di sotto del
livello del
suolo. Pensò che, quasi certamente, sarebbe presto riemerso dalla parte opposta
del
corridoio, anche se la scala, coi gradini sempre più corti e ripidi, continuava
a scendere e si faceva sempre più buio. Probabilmente la cosa più saggia
sarebbe stata quella di ritornare sui propri passi fino all’ingresso del palazzo e chiedere
un’indicazione al custode, ma non gli andava di farci la figura della classica
matricola imbranata e così proseguì la discesa.
La scalinata si era ora trasformata in una stretta
scala a chiocciola, che lo costringeva a scendere lentamente per via di quei
gradini cortissimi su cui poteva appoggiare soltanto i tacchi. Quando
finalmente arrivò all’ultimo gradino si trovò a imboccare un corridoio stretto
e talmente basso da dover
camminare chino e con le gambe piegate. Le pareti umide e il pavimento in terra
battuta, nerissima, gli ricordarono improvvisamente la vecchia cantina
sotterranea di quando era bambino, così tetra e buia che avventurarvisi fino a
quei vecchi sacchi di iuta marciti costituiva una prova di ardimento in cui
occasionalmente si cimentava coi suoi compagni di giochi.
Camminare era sempre più faticoso, ma si cominciava a
intravedere in lontananza una luce. Il corridoio si fece più alto e adesso
poteva camminare in posizione eretta. Nessun dubbio: si trattava della luce del giorno. Rincuorato,
si mise allora a correre e, come si aspettava, poté presto constatare che il
corridoio terminava davanti a una comoda scala che lo avrebbe riportato al
livello del
piano terra.
Salì di corsa i gradini a due alla volta
e in meno di un minuto arrivò in un ampio locale adibito a deposito di merce
varia, che aveva qualcosa di familiare e che di certo nulla aveva da spartire
con il severo edificio cinquecentesco.
Ma certo! La casa dei materassai! Così infatti tutti
gli abitanti delle case del suo cortile chiamavano quel piccolo edificio che
dava su un cortile adiacente e dove quasi ogni giorno due uomini nerboruti,
armati di spago e di un lunghissimo ago, ricucivano i materassi dopo averli di
nuovo imbottiti della loro lana appena cardata. Incredibile! Era arrivato nel
cortile adiacente a quello di casa sua!
La finestra della camera da letto dei genitori era
aperta e la mamma si affacciò subito non appena l’ebbe chiamata.
- Come mai qui?
- Mamma! Ho scoperto una cosa incredibile! Una
scorciatoia per arrivare a casa in pochi minuti, invece di un viaggio di
quattro ore con un cambio a Firenze! D’ora in
poi verrò a casa a mangiare tutti i giorni! E magari anche a dormire! Salgo un
attimo a prendere la chitarra, che mi manca tantissimo.
- Non c’è bisogno. Te l’allungo io!
E la mamma, dalla finestra del terzo piano, gli lanciò la chitarra, che
si sfasciò completamente e di cui non rimasero che alcuni strani frammenti di
compensato e, al posto delle corde, alcuni pezzi di spago da materassaio. La
cosa sembrò non intristirlo particolarmente, perché il suo pensiero fu subito
un altro. Si era infatti accorto che il magazzino della casa dei materassai era
ritornato quello di sempre e che non c’era nessuna scala da percorrere a
ritroso per ritornare in collegio! Avrebbe dovuto andare in stazione e prendere
il primo treno per Firenze e poi aspettare la coincidenza per Pisa. Addio lezione! L’agitazione fu tale che
si svegliò di soprassalto per ritrovarsi in collegio nel letto della sua
cameretta. Era tornato indietro e… lo aveva fatto molto più velocemente del previsto!
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