LA RIVINCITA
Mio padre era un uomo di grande
intelligenza e di straordinaria memoria. A ventun’anni, nel 1938, partì per il
servizio di leva a Derna, in Libia, e dopo l’entrata in guerra dell’Italia fu
dato per disperso nella battaglia di Bardìa del 1941. Dopo diverse peripezie fu
trasferito come prigioniero di guerra a Zonderwater, il campo di internamento
più grande di tutta la Seconda Guerra Mondiale, dove arrivarono a ritrovarsi
simultaneamente fino a 63.000 soldati italiani.
Dopo l’armistizio dell’otto
settembre 1943 gli internati di Zonderwater si videro cambiare il loro status
da prigionieri
Mio padre, pur da
dilettante, era un giocatore formidabile, con un’abilità tattica straordinaria
che gli consentiva di rovesciare le sorti di una partita iniziata in grande
svantaggio, come ho avuto modo di vedere più volte di persona. Mi raccontò che
nel dopoguerra, in una sfida amichevole, batté l’allora campione italiano di
dama. Ma non è di questo episodio che voglio parlare, bensì di un fatto
accaduto nel suo blocco nel campo di internamento di Zonderwater.
Un giorno si
presentò al blocco un ufficiale inglese, credo un maggiore, appassionato e
forse anche titolato giocatore di dama, chiedendo se ci fosse tra i prigionieri
un campione disposto ad accettare una sfida. Gli fu subito indicato il nome di
mio padre e la sfida ebbe luogo all’interno
Ebbe così inizio la
prima partita, col bianco finito per sorteggio all’ufficiale inglese che,
esperto giocatore, si ritrovò in vantaggio dopo poche mosse. Mio padre però,
con un gioco all’apparenza caotico e incomprensibile, riuscì a disorientarlo e
a ribaltare le sorti della partita aggiudicandosi così la prima
Iniziò così la
seconda partita, dove l’inglese commise presto un errore che lo portò in
svantaggio. Mio padre non gli consentì più di rimediare e vinse anche quella
partita, balzando in piedi esultante dopo l’ultima mossa. L’ufficiale inglese si
alzò a sua volta tendendogli la mano, mentre i prigionieri, in uno stato di
esaltazione collettiva, si abbracciavano e gridavano “Viva l’Italia!”. Quasi
considerando quelle due partite di dama una rivincita per le disastrose
disfatte militari della Campagna del Nord
Nota: Una sera, parecchi
mesi dopo aver scritto questo breve racconto, mi ritrovo davanti al portatile a
guardare un documentario sul campo di Zonderwater trasmesso su RaiPlay dal
titolo L’Italia lontana vi benedice… Prigionieri
italiani a Zonderwater. Faccio persino
due o tre screenshot per vedere se, tra le tante facce, non ci sia per caso
quella di mio padre. Un’operazione fatta più per gioco che per convinzione,
perché le immagini ingrandite risultano troppo sgranate per consentire di
riconoscere un volto fra i tanti. Inoltre, persino se i filmati fossero ad alta
risoluzione, la probabilità che sia stato inquadrato proprio mio padre, tra più
di centomila prigionieri presenti nel campo, sarebbe comunque infinitesima. È
tardi e sono molto stanco e, anche se mancano ormai pochi minuti alla fine del
documentario, decido di proseguire la visione l’indomani. Ma ecco che,
all’improvviso, compare in primo piano il volto di un prigioniero che,
ovviamente, non è mio padre e mi chiedo se qualche suo parente ha mai visto quel
filmato e lo ha riconosciuto o se invece è troppo tardi perché qualcuno si
ricordi di lui. Sto per chiudere il video quando appare la scena di due uomini
che stanno giocando a dama su una scacchiera rudimentale. Uno dei due giocatori
si fa accendere la sigaretta dall’altro, poi fa una presa doppia sogghignando
leggermente. È lui! Non ho il minimo dubbio: è mio padre! Catturo il filmato e
lo rallento per poi riguardarlo in continuazione per diversi minuti. Vado a
coricarmi, ma poi mi alzo più volte per rivedere quella breve scena, per
rivedere mio padre giovane e in movimento, come mai l’avevo potuto vedere
prima. Sì, qualche fotografia che lo ritrae giovane l’ho veduta, ma un filmato
mai. E un filmato proprio di quei cinque lunghi anni di prigionia che, nei suoi
rari racconti, mi sembravano appartenere a un passato remoto. Non sta giocando
con l’ufficiale inglese del racconto, ma sta giocando a dama come nel racconto
e, dall’espressione del suo viso e da quella dell’avversario, nonché dalla
doppia presa, sembra proprio che stia vincendo alla grande! Chissà a cosa sta
pensando? Forse soltanto alla partita di dama. Di certo non immagina che un suo
figlio, ancora lontano a venire, lo stia guardando dal futuro!

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