LA PALLA DA TENNIS

 

Stava guidando l’automobile nell’ora del crepuscolo quando riprovò per un attimo, dopo tanto tempo, quell’inspiegabile gioia infantile. Non gli succedeva da tempo, probabilmente da molti anni. Sapeva però benissimo che gli poteva accadere solo in automobile, solo all’imbrunire in una giornata di fine autunno e solo tra le vie della città con le vetrine illuminate dei negozi. Una gioia improvvisa, apparentemente senza motivo e che durava soltanto un attimo, ma che aveva il potere di calmare ogni volta il suo cuore agitato e che gli lasciava per parecchi minuti un senso di pace interiore.

Chissà da quale ricordo proveniva! Si era sforzato più volte di trasformare quella sensazione in un’immagine, ma senza mai riuscirci. Forse in un tardo pomeriggio della sua prima infanzia era salito in automobile con lo zio per andare a comperare un giocattolo e gli era rimasto il ricordo della gioia di quell’attesa, anche se irrimediabilmente slegato dal resto. Non lo avrebbe mai saputo. La sola cosa certa era che, per quanto sempre più raramente, quella sensazione di gioia ogni tanto ritornava e che non gli era in nessun modo possibile evocarla con la volontà. Arrivava all’improvviso, cogliendolo ogni volta di sorpresa, e solo allora si ricordava di averla già provata tante volte, per poi dimenticarsene di nuovo fino alla volta successiva. Quella sera, col cielo ormai buio, nei minuti di pace che seguirono, appena parcheggiata l’automobile nel cortile di casa e spento il motore, gli ritornò alla mente un ricordo nitidissimo della sua infanzia.

L’aveva rubata, o meglio, era intenzionato a rubarla. Aveva cinque anni ed era stato forse un’ora o anche più a guardare i due giovanotti che giocavano a tennis in un campo recintato della pineta, aspettando pazientemente che un tiro maldestro scagliasse la palla oltre la rete. Aveva già osservato altre volte che, quando questo accadeva, uno dei giocatori usciva dal campo recintato per cercare la palla nell’erba alta. Finalmente la palla era volata fuori e lui, prontamente, se ne era impossessato, nascondendola subito dietro la schiena. Da lontano, però, uno dei giocatori forse lo aveva visto e ora temeva di essere scoperto. Sentiva l’altro che gridava: – Allora, l’hai trovata? –  Il giovanotto l’aveva dapprima guardato diritto negli occhi con un’espressione seria, poi aveva alzato le spalle e, strizzando un occhio. gli aveva detto a voce bassa: – Tienitela pure! – E aveva gridato al compagno: – Sparita chissà dove! – Poi, girate le spalle, era corso di nuovo verso il campo da gioco.

La vacanza estiva era finita e la palla aveva trovato la sua collocazione in una scatola da scarpe, insieme ad altri oggetti preziosi che non ricordava più. Ricordava invece un pomeriggio d’inverno, solo in cortile, con un cappottino spigato bianco e nero che prima era stato di suo fratello, intento a lanciare colle mani la palla da tennis contro il muro della casa. Ricordava anche la cuffia di lana bicolore col pon pon, fatta a maglia dalla mamma, così come la sciarpa e i guanti. All’inizio cercava di colpire l’anella per la corda del bucato, cosa che gli riuscì dopo qualche decina di lanci, poi ecco che si sforzava di lanciarla più in alto che poteva, senza peraltro riuscire mai a colpire un grosso squarcio del vecchio intonaco tra il secondo e il terzo piano che aveva vagamente la forma dell’Italia. Rivedeva la mamma che si affacciava alla finestra per chiedergli se voleva salire, che faceva freddo e stava venendo sera. Lui le rispondeva di no, che sarebbe rimasto ancora un poco, ma poi gli era venuta improvvisamente voglia di essere in cucina al caldo a giocare coi soldatini e, raccolta per l’ennesima volta la palla, se ne era salito casa.

Per un attimo rivide quel gradino della seconda rampa di scale con quella venatura in cui gli sembrava di scorgere una testa di cavallo e fu certo di averla osservata anche in quel lontano giorno. Scese dall’auto, tolse di tasca le chiavi di casa e si avviò verso il portone. Anche questa volta la gioia era durata un attimo, ma quel senso di pace non era ancora svanito del tutto.

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