Stava
guidando l’automobile nell’ora
Chissà da quale ricordo proveniva! Si era sforzato più
volte di trasformare quella sensazione in un’immagine, ma senza mai riuscirci.
Forse in un tardo pomeriggio della sua prima infanzia era salito in automobile
con lo zio per andare a comperare un giocattolo e gli era rimasto il ricordo
della gioia di quell’attesa, anche se irrimediabilmente slegato dal resto. Non
lo avrebbe mai saputo. La sola cosa certa era che, per quanto sempre più
raramente, quella sensazione di gioia ogni tanto ritornava e che non gli era in
nessun modo possibile evocarla con la volontà. Arrivava all’improvviso,
cogliendolo ogni volta di sorpresa, e solo allora si ricordava di averla già
provata tante volte, per poi dimenticarsene di nuovo fino alla
L’aveva rubata, o meglio, era intenzionato a rubarla.
Aveva cinque anni ed era stato forse un’ora o anche più a guardare i due
giovanotti che giocavano a tennis in un campo recintato della pineta,
aspettando pazientemente che un tiro maldestro scagliasse la palla oltre la
rete. Aveva già osservato altre volte che, quando questo accadeva, uno dei
giocatori usciva dal campo recintato per cercare la palla nell’erba alta.
Finalmente la palla era volata fuori e lui, prontamente, se ne era
impossessato, nascondendola subito dietro la schiena. Da lontano, però, uno dei
giocatori forse lo aveva visto e ora temeva di essere scoperto. Sentiva l’altro
che gridava: – Allora, l’hai trovata? –
Il giovanotto l’aveva dapprima guardato diritto negli occhi con
un’espressione seria, poi aveva alzato le spalle e, strizzando un occhio. gli
aveva detto a voce bassa: – Tienitela pure! – E aveva gridato al compagno: –
Sparita chissà dove! – Poi, girate le spalle, era corso di nuovo verso il campo
da gioco.
La vacanza estiva era finita e la palla aveva trovato
la sua collocazione in una scatola da scarpe, insieme ad altri oggetti preziosi
che non ricordava più. Ricordava invece un pomeriggio d’inverno, solo in
cortile, con un cappottino spigato bianco e nero che prima era stato di suo
fratello, intento a lanciare colle mani la palla da tennis contro il muro della
casa. Ricordava anche la cuffia di lana bicolore col pon pon, fatta a maglia
dalla mamma, così come la sciarpa e i guanti. All’inizio cercava di colpire
l’anella per la corda del bucato, cosa che gli riuscì dopo qualche decina di
lanci, poi ecco che si sforzava di lanciarla più in alto che poteva, senza
peraltro riuscire mai a colpire un grosso squarcio del vecchio intonaco tra il
secondo e il terzo piano che aveva vagamente la forma dell’Italia. Rivedeva la
mamma che si affacciava alla finestra per chiedergli se voleva salire, che
faceva freddo e stava venendo sera. Lui le rispondeva di no, che sarebbe
rimasto ancora un poco, ma poi gli era venuta improvvisamente voglia di essere
in cucina al caldo a giocare coi soldatini e, raccolta per l’ennesima
Per un attimo rivide quel gradino della seconda rampa
di scale con quella venatura in cui gli sembrava di scorgere una testa di
cavallo e fu certo di averla osservata anche in quel lontano giorno. Scese
dall’auto, tolse di tasca le chiavi di casa e si avviò verso il portone. Anche
questa volta la gioia era durata un attimo, ma quel senso di pace non era
ancora svanito
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