LA NONNA
La
strada si faceva sempre più ripida e tortuosa, ma guidare non gli era di alcun
peso. Anzi, nonostante la strada stretta e il rischio continuo di incrociare
improvvisamente un altro veicolo, si sentiva completamente calmo.
Alla fine di una interminabile curva, si ritrovò sulla
destra un vertiginoso precipizio dalla cui profondità emergeva, almeno dieci
volte più grande che nella realtà, il castello di un luogo di mare in cui aveva
trascorso alcune estati dell’infanzia. Rimase impressionato nel vedere
dall’alto quel castello che era abituato a vedere dal basso e che invece di
insinuarsi nel mare se ne stava conficcato nel fondo
Si accorse allora che non sapeva dove si trovava e
dove stava andando, senza che però questo gli procurasse la minima ansia. Non
sapeva dove era diretto e non si ricordava dell’inizio
Passarono forse
un paio di ore o forse solo pochi secondi –impossibile dirlo– quando la strada,
dopo l’ennesima curva, finì improvvisamente in un lunghissimo viale alberato
pianeggiante che conduceva a una piccola casa.
Non aveva incontrato anima viva, ma ecco che ora, sul
lato sinistro del viale, poteva intravedere le sagome di diverse persone che se
ne stavano sedute su delle panchine tra un albero e l’altro, alcune da sole,
altre a coppie. Allora rallentò fino ad andare a passo d’uomo e abbassò il
finestrino per vedere meglio se per caso conosceva qualcuno.
La prima persona che riconobbe fu la vecchia signora
Onelia, che lo salutò con un sorriso malinconico e un cenno
Quando vide anche la signora Lucia capì, oltre ogni
dubbio, che stava incontrando le persone che abitavano nelle case
Continuò a percorrere lentamente il viale, salutando
tutti con la mano sinistra alzata e la destra sul volante e ricevendo da tutti
lo stesso silenzioso cenno
Scese allora dall’auto e si ritrovò all’improvviso in
una stanza che aveva un’aria familiare. Seduta accanto alla macchina da cucire
c’era la nonna che, aiutandosi con una sagoma metallica, stava ritagliando
delle forme triangolari da una grossa pezza di pelle nera.
Avrebbe voluto inginocchiarsi e abbandonare la testa
tra quelle vecchie mani, ma la vedeva come attraverso un vetro e non poteva
avvicinarsi. Per un attimo la nonna posò le grosse forbici sul grembiule e alzò
lo sguardo verso di lui, ma sembrò non vederlo e subito riprese il paziente
lavoro. La chiamò più volte, ma era chiaro che non poteva sentirlo.
Avrebbe voluto raccontarle tante cose. Avrebbe voluto
chiederle tante cose. Come si chiamavano le sue quattro sorelline più piccole
che erano morte bambine quando era già orfana? Non glielo aveva mai domandato e
lei non glielo aveva mai detto. Si ricordò di quando lei gli aveva chiesto di
rileggerle più volte quella poesia di Pascoli dei due orfani e gli aveva
raccontato per la prima
Ma ecco che, improvvisamente, tutto questo non gli
interessava più. Ora fissava le sue vecchie mani ancora ben fatte che, come lei
gli ricordava ogni
Si ritrovò improvvisamente fuori dalla casa e invano
cercò l’automobile. Le panchine
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