Come
ormai da diversi anni, anche quell’estate si ritrovò a percorrere il sentiero
che, attraverso la faggeta, portava al vecchio santuario.
Era un sentiero assai poco curato, per via
Allora il sentiero veniva mantenuto sempre pulito e
ben segnato, mentre adesso era in molti punti ingombro di rami e diversi alberi
su cui erano dipinte le inconfondibili strisce bianche e rosse erano
addirittura stati tagliati senza che ne fossero stati segnati altri.
Persino lui, che conosceva a memoria quel percorso, si
era dovuto fermare più di una
La scarpinata gli aveva messo appetito e, dopo una
breve visita alla cappella con le mummie dei santi, abbandonò l’idea di
consumare i due panini farciti che aveva nello zaino in favore di un
Uscito dal
ristorante, camminò fino al cippo dei caduti della Grande Guerra, con su
scritti cinque nomi e solo due cognomi, e si sedette infine su una panchina ad
ammirare il panorama, sazio e soddisfatto. Forse per il vino o forse per la
leggerezza dello stato d’animo, l’uomo si addormentò.
Riaprì gli occhi dopo quasi un’ora, svegliato dal
rombo delle motociclette di un gruppo di centauri e dall’odore dei gas di
scarico. Decise allora di prendere la via
Partì dunque con lo zaino in spalla e si incamminò per
l’ampio sentiero che si immergeva gradualmente nel bosco di faggi. Dopo neanche
un quarto d’ora di cammino si trovò davanti a un bivio. Si guardò intorno ma,
come
Si ricordò allora di aver visto pochi minuti prima un
vecchio che tagliava della legna e ritornò sui suoi passi per chiedere
informazioni. Il vecchio era ancora là e gli disse di prendere il sentiero a
destra, che lo avrebbe portato senza difficoltà al passo. Ringraziò e,
ritornato al bivio, seguì il sentiero che girava a destra in leggera salita.
Neanche mezzora di cammino e il sentiero, sempre più
stretto e ingombro di rami e di alberi caduti, svanì nel nulla. Provò a seguire
un corridoio più regolare degli altri tra i cento che sembravano comparire in
ogni punto tra i faggi, ma anche quello finì presto nel nulla. Ne seguì un
altro, con lo stesso risultato. Pensò allora di ritornare al santuario e vagò
per un’ora buona nel tentativo di ritrovare il sentiero, ma dovette ammettere
di essersi perso.
Il bosco si fece quasi di colpo più buio: il sole
stava probabilmente scomparendo dietro il profilo dei monti che facevano da
corona al piccolo borgo nato intorno all’antico santuario, un tempo tappa di
pellegrini in cammino verso Roma. Allora maledì ad alta voce il vecchio poi,
cercando di calmarsi, prese la decisione di camminare seguendo ad ogni passo la
direzione di massima pendenza. In questo modo, pensava, avrebbe raggiunto la
sommità
Fece ancora un’altra ora buona di cammino faticoso in
ripida salita, mentre stava ormai calando la sera e gli alberi, che all’inizio
In una radura, un gigantesco faggio secolare, di molto
più grande di tutti gli altri, si ergeva solitario. Stava ansimando per la
fatica della salita e decise di sedersi qualche minuto su un masso per
riprendere fiato.
Sollevò nuovamente lo sguardo e, nella poca luce, gli
sembrò di vedere uno strano cespuglio rossastro sporgere da un lato
Non era un cespuglio, ma un enorme groviglio di fibre
sottili, simili a un’immensa capigliatura umana. Anzi, al tatto sembravano
proprio capelli. Sollevò il cespuglio e rimase atterrito quando vide la testa
di una giovane donna morta, col corpo nascosto in un grosso incavo dell’albero.
La pelle era di un verde intenso: forse il corpo si
era mummificato. Le mani gli tremavano per la paura, ma non pensò neppure per
un attimo di scappare, come se una forza misteriosa lo trattenesse.
Guardò meglio. Quasi completamente nascosto dal
cespuglio di capelli, il viso sembrava integro e così le spalle. Il resto
Nonostante la paura, toccò quel viso con un dito e,
con grande sgomento, sentì sotto la pelle la carne molle e calda. Terrorizzato,
indietreggiò di alcuni passi.
Ed ecco che la testa si alzò e la bocca si aprì in un
lento sbadiglio. Due braccia esili uscirono dal tronco nell’atto di stirarsi,
poi quell’essere misterioso aprì gli occhi e due mani dalle dita lunghe e
sottili raccolsero l’immensa chioma di un rosso acceso per scoprire un viso da
adolescente dai lineamenti finissimi.
La pelle, di un verde smeraldo, prima opaca, divenne
allora quasi luminosa, come se fosse stata fosforescente.
Nonostante si trovasse a pochi passi di distanza,
quell’essere sembrava non essersi affatto accorto di lui e continuava a uscire
lentamente dal tronco come una farfalla dalla crisalide.
Ma ecco che i loro sguardi si incrociarono e
quell’animale dall’aspetto quasi umano, prima così calmo, si mise
improvvisamente a ringhiargli contro, mostrando una dentatura bianchissima dai
canini lunghi e accuminati. Poi, di colpo, emise un grosso soffio, come quello
di un serpente, quindi gli girò le spalle come se lui non esistesse più.
Uscito completamente dal tronco, lo strano essere si
scrollò di dosso brandelli di corteccia e foglie secche, mostrando un corpo
filiforme di donna vestito solo di quell’enorme cespuglio di capelli. Si girò
un’ultima volta verso di lui e lo spaventoso sguardo di belva feroce si
dissolse improvvisamente in una risata
Ripresosi dallo spavento volle seguirla e si mise
anche lui a correre nella stessa direzione.
Giunto sulla
sommità, si ritrovò davanti a una discesa erbosa priva di alberi, ma di
quell’essere misterioso nessuna traccia.
Si stropicciò gli occhi. Forse era stata soltanto
un’allucinazione dovuta alla stanchezza e all’agitazione. Riconobbe, lontano,
il pilone della funivia e si ricordò della scarpinata al santuario e di essersi
perso nel bosco nel viaggio di ritorno. Calcolò che l’avrebbe raggiunto
facilmente in forse mezzora, di sicuro in tempo per prendere l’ultima corriera
che l’avrebbe poi portato vicino al parcheggio, evitandogli così di
Tornò dal
faggio secolare per riprendere lo zaino e non resistette alla tentazione di
guardare un’ultima
Sparì dietro la sommità
Commenti
Posta un commento