- Enrico, non hai ancora terminato la lettera? È quasi
mezzanotte e ci stai lavorando da più di tre ore! Nemmeno fosse un articolo sui
neutroni…
- Vedi, Laura, per un articolo sui neutroni mi sarebbe
bastato concentrarmi sul contenuto, perché possiedo completamente il linguaggio
con cui scrivono gli scienziati quando si rivolgono a dei colleghi. Dovermi
rivolgere a quel pallone gonfiato di Sua Eccellenza Benito Mussolini mi costa
invece una grande fatica. Soprattutto perché si tratta di un caloroso invito a
proseguire le ricerche di Ettore e non di una banale lettera di ossequio, che
avrei concluso in cinque minuti.
- Povero Ettore. Quel giovane era sempre così
inquieto… e così strano. Sempre così timido e chiuso in sé…
- Aveva quel talento che hanno solo i geni, ma gli
mancava il buon senso degli uomini comuni.
- Tu pensi davvero, Enrico, che sia solo scomparso? Io
temo invece che si sia davvero gettato in mare, anche perché lo aveva scritto
esplicitamente che voleva farla finita. E poi la polizia quest’ora lo avrebbe
già ritrovato, non credi?
- Vedi, Laura, Ettore era troppo intelligente. Se ha
deciso di sparire, nessuno riuscirà a trovarlo. Pur tuttavia dobbiamo tentare
tutte le strade.
- Scommetto che non sai come concludere la lettera,
vero? Se vuoi leggermela, forse posso darti un aiuto.
- Non si tratta della conclusione, ma dell’inizio: non
mi piace la frase di apertura. Sarà la prima frase che Mussolini leggerà,
sempre che si degni di leggere personalmente la lettera, e in quella frase devo
subito fargli capire di quale levatura sia il personaggio di cui si parla.
- E perché non dovrebbe leggerla? Sei il fisico più
famoso qui in Italia e tutto il mondo è al corrente delle ricerche di fisica
nucleare
- Non credo affatto di essere nelle sua grazie. Anzi,
penso che il mio aperto entusiasmo per il mio viaggio negli Stati Uniti dello
scorso anno mi abbia messo in cattiva luce in un certo ambiente…
- Allora proprio non vuoi leggermi la lettera?
- Appena l’avrò terminata. Concedimi ancora mezz’ora.
Anzi, 26 minuti e 34 secondi!
- Concesso, professore! Intanto io continuo la mia
lettura.
- Che cosa stai leggendo?
- Uno scritto di Galileo del
- Se non mi verrà l’ispirazione entro il tempo
stabilito riprenderò la lettera domattina.
Qualche
minuto dopo.
- Scusa, Enrico, ma c’è una frase di Galileo che
sembra scritta apposta per te!
- Per me? Spiegati meglio, Laura.
- È una frase in cui Galileo sottolinea il valore
scientifico di un religioso di nome Paolo Sarpi. Potresti trarne un’utile
ispirazione per l’incipit della tue lettera. Aspetta che te la leggo!
- Sentiamo.
- Parla di un incontro a cui partecipano alcuni nobili
veneziani e “altri Gentili uomini: tra i
quali intendentissimi delle scienze matematiche vi erano il M. Reverendo Padre
Maestro Paolo de i Servi, Teologo della Serenissima Signoria,
- In effetti… Prova a rileggermi le ultime parole,
dopo Serenissima Signoria.
- Allora… “
- Davvero interessante… Vedo se posso adattarla alla
mia lettera.
E, prima
dello scadere
- Dimmi cosa ne pensi, Laura. Ecco l’inizio della lettera:
“Io non esito a dichiararvi, e non lo
dico quale espressione iperbolica, che fra tutti gli studiosi italiani e
stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è quello che per
profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito”.
- Bravissimo! Approvo.
- Bravissima tu, Laura!
- E adesso leggimi tutta la lettera.
- Domani, tesoro. Adesso non ne posso proprio più!
Nota: Il
dialogo con Laura Fermi è frutto della fantasia, ma la frase di Galileo nella
sua Difesa contro le calunnie ed
imposture di Baldessar Capra del 1607 e quella di Enrico Fermi nella
lettera a Benito Mussolini del 27 luglio 1938 sono autentiche. Mi accorsi della
loro somiglianza nel novembre
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