Non gli
era mai piaciuto andare alla fiera
Un rituale indissolubilmente legato alla fiera era poi
quell’interminabile coda nel Duomo per passare qualche secondo davanti al
sepolcro aperto del Santo. Giusto il tempo per provare l’orrore di vedere
quello scheletro vestito dei paramenti sacri, con la mitria sul teschio, il
pastorale impugnato da un guanto bianco probabilmente vuoto e l’anello
vescovile infilato nell’anulare dell’altro guanto. Quella visione gli ritardava
il sonno per buona parte
Durante il mezzo secolo e più che ora lo separava
dall’infanzia era andato in fiera forse altre quattro o cinque volte in tutto,
non di più, e, in ogni caso, non ci andava da almeno vent’anni. Ma quel trentun
gennaio si era invece inspiegabilmente messo in testa di andarci. Era mattina
presto e se fosse uscito subito sarebbe stato senz’altro uno dei primi
visitatori e avrebbe così evitato la calca. La giornata era serena, ma molto
fredda e si coprì per bene.
Passata Piazza Sant’Agostino, appena fu sotto il breve
tratto di portico, si ricordò improvvisamente di un episodio di quando aveva
sei o sette anni ed era andato in fiera con la mamma.
Era pomeriggio avanzato e iniziava a scendere
C’era tantissima gente e la mamma non voleva saperne
di fare la fila al bar, ma lui tanto insistette che riuscì ad averla vinta e
così, al modico prezzo di un paio di sberle, si ritrovò tra le mani l’agognata
leccornia.
Commise però l’errore di uscire subito dal bar e così,
prima ancora di avere gustato un solo boccone, si ritrovò col cono pulito in
mano, mentre la panna montata, catturata dalla pelliccia di una signora,
scompariva in pochi istanti tra la moltitudine di cappotti che si muovevano in
tutte le direzioni.
Aveva perso di vista la mamma, che era ancora nel bar,
ma si guardò bene dal cercarla per dirglielo. Rimase invece sotto il portico a
rosicchiare il cono, in attesa di vederla uscire. Ma ecco che, nonostante la
confusione, sentì nitidamente una voce profonda che lo chiamava per nome.
Intravide allora un uomo colla barba grigia e un
cappello scuro che, facendosi faticosamente largo tra la folla, lo chiamava
sempre più forte. Pensò che doveva trattarsi certamente
Nonostante fossero passati più di cinquant’anni,
ricordava perfettamente l’immagine della pelliccia che scompariva tra la folla
col suo carico di panna montata, ma, per quanto si sforzasse, non riusciva a
ricordare il volto dell’uomo che lo chiamava per nome. Ricordava solo la barba
grigia e quel cappello scuro, ma nessun lineamento.
Sorrise al pensiero di quell’antico spavento. Nessuno,
infatti, poteva essersi accorto di lui e quell’uomo stava senz’altro chiamando
un’altra persona che, per puro caso, aveva il suo stesso nome.
Mentre passeggiava tra le bancarelle, che ora
occupavano una parte ben maggiore
Camminò in lungo e in largo per almeno un paio di ore
guardando le bancarelle senza comprare nulla e senza fermare lo sguardo su
nulla. Le strade erano ormai piene di gente e pensò bene di ritornare a casa.
Giunto sotto il breve tratto di portico che aveva
risvegliato quel ricordo lontano, in mezzo alla ressa vide comparire per un
attimo un bambino che rosicchiava il cono di un gelato, subito nascosto alla
vista dalla folla. Non poteva crederci! Quel bambino era identico al ritratto
della foto tessera dell’abbonamento
Si mise allora a chiamarlo a gran voce, cercando di
farsi strada tra la folla, ma quando giunse nel punto in cui l’aveva visto, il
bambino non c’era più.
Si fermò, ansimante e confuso, davanti alla vetrina di
un negozio di abbigliamento.
Mentre guardava stordito l’immagine riflessa della
moltitudine di persone che ingombravano la strada, si accorse all’improvviso
della figura di un uomo con un cappello scuro e la barba grigia che lo stava
fissando immobile. E riconobbe, oltre ogni dubbio, quel volto che tante volte
aveva tentato invano di ricordare!
Alzò istintivamente la mano destra come per fermarlo e
l’uomo dal cappello scuro e la barba grigia fece simultaneamente lo stesso gesto,
ma con la mano sinistra!
Sgomento, rimase a fissare, impietrito, la propria
immagine riflessa sulla vetrina.

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