LA CASA SPOGLIA
Quel sentimento lo aveva
provato forse per la prima
E così
capitava che ogni tanto, quando i compagni di giochi erano impegnati o, più
semplicemente, quando non aveva voglia di giocare con loro, ci andasse portando
con sé il giocattolo o il fumetto prediletto. Quel luogo spoglio sembrava
ingigantire l’intimità con quei pochi oggetti preferiti, quell’intimità così
forte come la si può provare soltanto quando nessun’altra cosa concorre a
sminuirne l’esclusività.
Per
ritrovare una sensazione simile, scavando nella memoria, aveva dovuto riesumare
il ricordo della partenza per il servizio militare quando, appena prima di
uscire di casa, aveva deciso di infilare nella borsa, insieme alla merenda
preparata dalla mamma, un vecchio libro sui dinosauri di livello specialistico
che suo padre gli aveva comprato quando era ancora bambino. Ricordava
perfettamente che la libraia aveva sottolineato e ribadito più volte che non si
trattava affatto di un libro per bambini, ma lui aveva insistito che lo voleva
ugualmente e suo padre l’aveva accontentato. Quel libro era in camera sua da
tanti anni e gli era particolarmente affezionato, ma era stato soltanto nella
camerata di una caserma che il suo rapporto con quel libro aveva raggiunto la
massima intimità. Era infatti stata la sensazione più inattesa, tra tutte
quelle che avrebbe potuto immaginarsi, quella di trovarsi a non possedere quasi
più nulla. Due zaini e un piccolo armadietto con dentro tutta la dotazione
militare e gli abiti civili con cui era arrivato e appena il posto per qualche
oggetto personale, erano infatti tutto quello che poteva considerare suo. Tanto
è vero che quando si era trasferito al battaglione aveva dovuto far stare tutto
quanto dentro ai due zaini, uno caricato in spalla e uno tenuto per le
maniglie. Nei pochi momenti di libertà dei primi giorni, mentre stava sdraiato
sulla branda a sfogliare quel libro, aveva provato qualcosa di molto simile a
quello che provava in quei pomeriggi trascorsi nella sua capanna in quel
vecchio solaio.
E ora,
seduto sul divano, guardava la vetrina con quell’argenteria completamente
annerita che nessuno aveva più lucidato da anni e quei bicchieri di varie forme
e dimensioni in cui nessuno aveva forse mai bevuto, tutti oggetti che non
ricordava più da chi avesse ricevuto in regalo. E guardava la credenza piena di
ninnoli impolverati che avevano forse fatto parte di bomboniere di nozze
dimenticate o di cresime e battesimi divenuti anonimi. Quanti oggetti ormai
inutili, che riempivano ogni angolo della casa! E quei pochi oggetti veramente
preziosi se ne stavano sepolti da mille cose divenute ingombranti, al punto che
più di una
In quel momento avrebbe voluto avere una casa
spoglia, senza più niente di superfluo, per poter stare in intimità con quei
pochi oggetti più cari e soltanto con quelli. E avrebbe voluto sgombrare anche
la sua memoria da mille presenze opprimenti e trattenere solo i ricordi più
belli. Una memoria spoglia come una casa spoglia. Spoglia come quel vecchio solaio
abbandonato della sua infanzia.
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