LA BURLA
Quella sera arrivò al bar
più tardi
- Che
cosa ti è successo, Osvaldo? Dove hai lasciato il tuo bel sorriso? – gli chiese
Stefania, la barista.
Osvaldo
non rispose, come se si trattasse di una questione troppo grossa per poterla
raccontare. Tirò fuori dal portafoglio un biglietto da cinquemila lire con le
mani che gli tremavano visibilmente e lo appoggiò sul banco.
- Il
solito – disse con un filo di voce.
- Non lo
lasci da pagare all’Aldina questa
Osvaldo
tracannò d’un fiato il bicchiere di cognac poi, battendo la mano sul tavolo,
fece cenno di volerne un altro. Il suo respiro si era fatto affannoso e dagli
occhi lucidi si capiva che stava trattenendo a stento il pianto.
- Si può
sapere cosa ti sta succedendo? – domandò Stefania, che adesso cominciava
davvero a preoccuparsi.
Osvaldo
accennò con lo sguardo ai due vecchi che, tra un’imprecazione e l’altra,
stavano terminando la partita a carte, come per dire che glielo avrebbe detto
dopo, quando fossero rimasti soli. Ma ecco che i vecchi avevano iniziato
un’altra partita e ne avrebbero avuto ancora per molto.
Allora
Stefania gli si avvicinò e gli disse a voce bassa:
- Su,
dai, sputa l’osso. Ti sentirai meglio.
Osvaldo
per due volte fece per parlare, ma poi tornò ad abbassare il capo.
- Cos’hai
combinato questa
- Non ce
la faccio più, Stefania… Sono stanco di recitare questa commedia! Ho deciso di
farla finita… Ho già comprato da giorni
la corda…
Stefania
rimase muta, incredula, sgomenta. E mentre le lacrime già le scendevano sul
viso e si teneva la testa tra le mani balbettò:
- Ma…
Osvaldo… Un uomo come te… Sempre allegro… Come puoi pensare queste cose? Ci
sarà di sicuro una soluzione! Sei solo stanco!
Stefania
continuò a fissare il volto di Osvaldo, poi, quasi di colpo, la sua espressione
si ammorbidì fino a tramutarsi in un sorriso.
-
Maledetto burlone! – gli disse allora ridendo e piangendo allo stesso tempo -
Mi hai ingannata anche questa
Adesso
stavano ridendo di gusto tutti e due.
Osvaldo
era il burlone
Da
ragazzino le sue burle erano state forse anche un modo per farsi apprezzare dai
compagni di gioco o di scuola ma, fattosi adulto, erano diventate la sua stessa
vita, come se ormai fosse vittima di un sortilegio e non potesse più farci
niente.
Alla
scuola media era ormai diventata una leggenda il racconto di quella volta che
Osvaldo, interrogato dalla terribile insegnante di lettere e del tutto
impreparato, era riuscito a commuoverla fino alle lacrime inventando di
Nel
quartiere tutti si ricordavano di quella volta che in piena notte, imitando
alla perfezione la voce del parroco, si era messo ad annunciare per strada la
fine del mondo tra una litania in latino e l’altra, facendo affacciare tutti
alle finestre.
La madre
era disperata nel veder sciupare a quel modo le sue qualità. Osvaldo aveva
infatti abbandonato presto la scuola e cambiato mille lavori, cacciato ogni
Uscito
dal bar, dopo aver salutato Stefania, che non volle farsi pagare i due cognac,
raggiunse il chiosco dove ogni sera d’estate si intrattenevano fino a tarda
notte gli eterni ragazzi come lui. Si sedette a fianco di Gregorio che, appena
lo vide, ritrovò tutto il suo buon umore.
- Ragazzi
– iniziò Gregorio, che già stava ridendo come un matto – vi
ho mai raccontato di quella
-
Continua tu, Gregorio, che sai raccontare meglio…
- Beh,
sapete cosa ha fatto? Ha chiesto all’usciere se era già arrivato l’ingegner
Ferrari, che gli aveva dato appuntamento in quell’hotel proprio a quell’ora.
L’usciere gli ha risposto che l’ingegnere non era ancora arrivato e che non
aveva nemmeno avvisato, ma gli ha detto che poteva accomodarsi in sala ad
aspettarlo. Dopo un minuto Osvaldo gli ha chiesto dov’era una toilette…
E tutti a
ridere come matti. Poi fu il turno di Gervaso, che raccontò di quella volta in
cui Osvaldo, approfittando della ressa del giorno del Santo Patrono, si era
avvicinato, sorridendo, al marito corpulento di una giovane e avvenente signora
come per salutarlo e, d’improvviso, gli aveva
mollato uno schiaffo per poi scomparire tra la folla veloce come un
fulmine.
E i
racconti delle burle di Osvaldo continuarono per almeno un’ora. Quando ci fu
silenzio Osvaldo, cupo in volto e con gli occhi lucidi e la sigaretta tra le
mani tremanti, disse:
- Non ce
la faccio più, ragazzi… Sono stanco di recitare questa commedia! Ho deciso di
farla finita… Ho già comprato da giorni
la corda…
Gli
amici, increduli, impietriti, rimasero senza parole. Fu Gregorio il primo che
riuscì a fatica a parlare:
- Ma cosa
dici Osvaldo? Farla finita?! Ma… tu non stai bene!
Poi
Amilcare cominciò incomprensibilmente a sorridere: - Osvaldo! Tu ci stai
prendendo in giro, maledetto burlone! Ci sei riuscito ancora una
E tutti scoppiarono in una gran risata, Osvaldo compreso.
Tranne Osvaldo, che Gilberto, il figlio del macellaio, vide per primo penzolare da un bagolaro del viale della stazione mentre si stava recando ad aprire il negozio.
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