IL SOGNO

 

Tutto era quasi uguale, ma non esattamente uguale. La casa era stata intonacata di nuovo e non c’era più traccia di quei vecchi squarci che lasciavano scoperti i mattoni nudi. C’erano poi alcuni balconi che prima non esistevano e il portone di ingresso ora si trovava sul lato opposto su un piano ammezzato preceduto da una gradinata.

Tutto era incredibilmente reale. Il cortile in terra battuta, con l’erba che cresceva liberamente nelle zone meno calpestate, adesso era per metà piastrellato in porfido, mentre il resto era ricoperto di ghiaia. Un’atmosfera malinconica e opprimente permeava ogni cosa.

Solo il cancello che dava sulla strada era rimasto uguale, anche se il colore era cambiato da verde a grigio. Nella facciata che dava sul giardino, al posto delle finestre dell’appartamento del signor Verdi c’era addirittura una farmacia! E del giardino non rimanevano che due aiuole ai lati di uno spiazzo, dove stavano una panchina in metallo e una rastrelliera per biciclette, probabilmente ad uso dei clienti della farmacia.

Il cancello era chiuso e, anche se avrebbe voluto entrare, rimase con le mani aggrappate alle inferiate a fissare la casa. Le sbarre avevano una consistenza reale e poteva sentire il freddo del metallo.

Sul lato sinistro gli scuri delle finestre del terzo piano erano chiusi, come se la mamma si fosse dovuta assentare per l’intera giornata, e non c’era più il bastone con la corda per stendere il bucato.

Nessun dubbio sul fatto che il cortile e la casa fossero sempre gli stessi, ma niente era più uguale. Solo la casa del cortile adiacente sembrava essere rimasta la stessa, anche se, a guardare bene, mancavano quei due gradini per accedere dal marciapiede alla spianata rialzata su cui davano i negozi. Ma i negozi non erano gli stessi e c’era addirittura una tabaccheria al posto della drogheria!

Su tutto regnava un senso di mestizia, ingigantito da un silenzio inquietante. Forse era domenica, perché non si vedeva anima viva e la farmacia era chiusa.

Si sentì improvvisamente stanchissimo e si sedette sulla panchina di metallo. Poi, d’un tratto, sentì una voce che lo chiamava e l’incubo finì.

La mamma, dalla finestra del terzo piano, gli urlava che il pranzo era pronto. Provò allora una gioia indicibile: tutto era tornato uguale! Erano ricomparse le finestre del signor Verdi, le aiuole curate della zia e quell’intonaco scrostato. I balconi erano svaniti come d’incanto e il portone era di nuovo sul lato giusto. Quell’atmosfera sinistra era di colpo scomparsa insieme alla farmacia e il cancello era di nuovo aperto, come sempre.

Seduto sulla panchina, il vecchio si era addormentato.

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