IL
SOGNO
Tutto
era quasi uguale, ma non esattamente uguale. La casa era stata intonacata di
nuovo e non c’era più traccia di quei vecchi squarci che lasciavano scoperti i
mattoni nudi. C’erano poi alcuni balconi che prima non esistevano e il portone
di ingresso ora si trovava sul lato opposto su un piano ammezzato preceduto da
una gradinata.
Tutto era incredibilmente reale. Il cortile in terra
battuta, con l’erba che cresceva liberamente nelle zone meno calpestate, adesso
era per metà piastrellato in porfido, mentre il resto era ricoperto di ghiaia.
Un’atmosfera malinconica e opprimente permeava ogni cosa.
Solo il cancello che dava sulla strada era rimasto
uguale, anche se il colore era cambiato da verde a grigio. Nella facciata che
dava sul giardino, al posto delle finestre dell’appartamento
Il cancello era chiuso e, anche se avrebbe voluto
entrare, rimase con le mani aggrappate alle inferiate a fissare la casa. Le
sbarre avevano una consistenza reale e poteva sentire il freddo
Sul lato sinistro gli scuri delle finestre
Nessun dubbio sul fatto che il cortile e la casa
fossero sempre gli stessi, ma niente era più uguale. Solo la casa
Su tutto regnava un senso di mestizia, ingigantito da
un silenzio inquietante. Forse era domenica, perché non si vedeva anima viva e
la farmacia era chiusa.
Si sentì improvvisamente stanchissimo e si sedette
sulla panchina di metallo. Poi, d’un tratto, sentì una voce che lo chiamava e
l’incubo finì.
La mamma, dalla finestra
Seduto sulla panchina, il vecchio si era addormentato.
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