IL PARADISO
Da quanto tempo si trovava in Paradiso?
Impossibile dirlo, perché in Paradiso il tempo cessa di scorrere di fronte
all’eternità. Eppure, risorto nella carne col suo corpo mortale di prima, si
ritrovava ad avere un cuore che batteva e così aveva imparato a contare i
minuti e le ore persino in Paradiso. Non gli riusciva, infatti, di lasciarsi
andare completamente, come tutti gli altri beati, a quella felicità eterna.
Era poi rimasto
assai deluso riguardo alla possibilità di rivedere le persone a lui care nella
vita. Non erano infatti più le persone che lui aveva amato, coi loro difetti,
le loro debolezze, le loro preoccupazioni e le loro speranze. Tutti i beati
erano privi di ogni difetto fisico e perennemente gioiosi e privi anche di ogni
minima ansia riguardo al futuro, che nell’eternità non esiste, e di ogni
ricordo
Incontrare un beato
conosciuto in vita era come incontrare un estraneo, gioioso sì, ma del tutto
privo di ogni empatia, perennemente concentrato a glorificare Dio e a
condividere con gli altri beati
esclusivamente la felicità eterna. Tra i beati regnava un Amore talmente
reciproco e completo da non lasciare spazio al minimo desiderio. Sì, nemmeno
per il desiderio, il più grande motore della vita terrena, c’era spazio in
Paradiso.
Si sentiva diverso
dagli altri beati e arrivò a dubitare di essere stato degno di entrare nel
Regno di Dio. Volle perciò cercare l’Angelo che accoglie le anime, anche se
aveva in testa una gran confusione e non riusciva ancora a distinguere i
Cherubini dai Serafini, gli Angeli dagli Arcangeli e i Troni dalle Dominazioni.
Un essere alato,
ovviamente di straordinaria bellezza, che doveva certamente appartenere a una
qualche gerarchia angelica, rinunciò inaspettatamente a un istante di eternità
per indicargli dove raggiungere l’ingresso del Paradiso. Si incamminò allora,
leggero come tutti i beati, verso la soglia del Paradiso, e senza fretta, anche
perché non c’è posto per la fretta nell’eternità.
Si concentrò allora
sui battiti
Giunse così alle
porte del Paradiso, o forse sarebbe più esatto dire che era già alle porte del
Paradiso, perché in Paradiso ci si sposta ovunque senza impiegare tempo.
L’Angelo che stava di guardia gli chiese cosa lo avesse distolto dalla gioia
eterna ed ecco che lui gli rispose che doveva esserci stato un errore e che,
probabilmente, era stato lasciato entrare per sbaglio tra i beati.
L’Angelo gli rispose
che nessuno avrebbe potuto entrare in Paradiso con anima e corpo risorto senza
aver superato il giudizio di Dio e che Dio, essendo infallibile, non poteva
aver commesso un errore. Ma il cocciuto beato, continuando ad ascoltare i
battiti
L’Angelo, però, fu
irremovibile e il povero beato fu condannato alla gioia eterna.
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