IL LIBRO DEL MERCATINO

 

Anche quella volta, come ogni mese, si era recato al mercatino per curiosare tra le bancarelle di vecchi libri. E, come al solito, aveva portato con sé la pipa, che fumava solo in quelle occasioni.

Si trattava di un rituale ormai consolidato da anni, che gli procurava una gioia quasi infantile. Ogni volta che iniziava un nuovo mese e cambiava la pagina del calendario sulla parete della cucina, la prima cosa che faceva era quella di scrivere in stampatello mercatino in corrispondenza della seconda domenica. Sfogliare quei vecchi libri ammucchiati sulle bancarelle mentre stringeva la pipa tra i denti lo faceva sentire in paradiso.

A volte gli capitava fra le mani proprio il genere di libro che preferiva: un testo scientifico, di cui avrebbe poi letto solo qualche capitolo o magari solo qualche pagina qua e là. Altre volte, invece, poteva succedergli di ritrovare una copia ben conservata di un libro che si ricordava di avere letto da bambino, e in quel caso lo rileggeva più volte cercando di ritrovare il sapore della remota infanzia. Altre volte ancora non trovava nulla di particolarmente interessante, ma quello che non poteva mai accadergli era di ritornare a mani vuote: qualcosa doveva comunque comprare, a costo di acquistare un libro che non avrebbe mai letto.

 Del resto il vero piacere non consisteva nel trovare un libro interessante, ma in quell’affascinante viaggio mensile nel passato. QQQuel passato sereno, fatto di certezze, al riparo dalle angustie del presente e dalle inquietudini del futuro.

Quella seconda domenica del mese aveva però iniziato a piovere quasi subito e gli ambulanti stavano già inscatolando la loro merce. Fu così che si dovette decidere in fretta e la scelta cadde quasi per caso su un manuale di astronomia nautica di inizio ‘900.

Adesso pioveva forte e l’uomo coi baffi, che aveva ormai caricato l’ultimo scatolone nel vano del furgone, gli propose di acquistare, a meno di metà del prezzo, anche l’ultimo libro rimasto sulla bancarella, tanto per fare cifra tonda e non dover perdere tempo a tirare fuori il resto.

 Dall’aspetto, con quella copertina cartonata a fantasia blu e marrone senza titolo né autore, era di quel genere di libri che probabilmente non avrebbe mai comprato, ma, così su due piedi, accettò l’offerta.

Arrivò a casa un po’ contrariato per non aver potuto gustare quell’appuntamento atteso da un mese e appoggiò i libri su un ripiano a caso della libreria del salotto.

Solo qualche giorno dopo si accorse che il libro senza titolo era scritto interamente a mano, molto probabilmente da una persona non più giovane, perché la grafia, pur elegante e curata, lasciava intendere un tremore della mano. Qua e là qualche macchia di inchiostro adornava quel centinaio di pagine altrimenti ordinatissime. Anche all’interno però non trovò nessun titolo e nemmeno il nome dell’autore. Soltanto, nella prima pagina, compariva la scritta Parte I, con l’iniziale piena di svolazzi.

Quella grafia a prima vista così chiara ed elegante si rivelava però piuttosto faticosa alla lettura e ci volle un po’ di tempo prima che riuscisse a procedere speditamente.

Non c’era nemmeno una data, ma il libro era stato scritto da un uomo che sosteneva di avere dedicato quasi quarant’anni della propria esistenza per affrontare e infine risolvere un problema che lo aveva incuriosito fin dall’infanzia: l’invenzione di una nuova notazione numerica, enormemente più potente di quella posizionale. Anzi, per citare le parole dell’autore, “tanto più potente di quella posizionale quanto quella posizionale lo era di quella additiva”.

La notazione tachitopica, come lui l’aveva chiamata, avrebbe consentito a un bambino di scuola elementare di effettuare a mano e in pochi minuti calcoli di alta ingegneria, senza dover ricorrere alle tavole dei logaritmi.

Nella prima parte si proponeva di ripercorrere la storia delle varie notazioni additive, mostrando i complessi procedimenti necessari per la moltiplicazione e la divisione. Solo nella terza parte l’anziano autore avrebbe mostrato i principi e la pratica del calcolo tachitopico, compreso il progetto di una calcolatrice tachitopica elettromeccanica in grado di fare più di 2000 moltiplicazioni al secondo, codificate su un opportuno nastro perforato.

Si trattava dello scritto di un genio solitario o di un pazzo? Probabilmente di un pazzo, perché accennava anche a una carta dinamica di sua invenzione in grado di ridurre anche di mille volte le dimensioni di un libro.

In ogni caso la lettura era gradevole e la trattazione sui vari tipi di notazione additiva usate nelle diverse civiltà e i relativi procedimenti di calcolo erano esposti con rara chiarezza. Così quella sera continuò la lettura fino all’ultima pagina, rammaricandosi di non possedere anche gli altri due volumi.

Si andava infatti convincendo della verità di quanto veniva affermato nel libro e che l’autore fosse davvero un uomo dalla mente straordinaria. Ma dove avrebbe mai potuto trovare i volumi con la seconda e la terza parte? Chissà dov’erano andati a finire! Sempre che esistessero ancora! Quel misterioso calcolo tachitopico, il cui segreto era custodito nella terza parte dello scritto, implementato su un moderno computer avrebbe consentito di ottenere una velocità di calcolo spaventosa, pensava.

Si accorse allora di una nota sulla terza di copertina: “Mio caro lettore che hai avuto la costanza di leggermi fino all’ultima pagina, io ti assicuro che sarai ampiamente ripagato della tua fatica!”. Lesse e rilesse più volte quella frase, dapprima con spirito incredulo, poi con crescente inquietudine. Chi avesse posseduto quel calcolo, pensava, avrebbe potuto violare ogni codice e acquisire un potere immenso.

Improvvisamente si accorse di essere stanchissimo e andò a coricarsi, anche se dormì un sonno agitato e si rigirò nel letto tutta la notte.

La mattina dopo, appena fu sveglio, si ricordò del libro e, prima ancora di fare colazione, pensò di analizzarlo meglio per vedere di trovare qualche traccia che gli potesse consentire di risalire all’autore. Gli corse un brivido dalla testa ai piedi quando, aprendolo, lesse la scritta Parte II, con la solita grafia e la P coi soliti svolazzi. Non solo l’intestazione, ma tutto il testo era cambiato!

Adesso il misterioso autore descriveva meticolosamente le origini della notazione posizionale e i relativi procedimenti di calcolo che tutti abbiamo imparato da bambini, compresa la rappresentazione nelle varie basi e le regole di conversione. Provò allora a chiudere il libro e poi a riaprirlo nella speranza che comparisse la terza parte del trattato. Ma non accadde nulla e nella prima pagina poteva di nuovo leggere Parte II.

Forse il prodigio si realizzava solo dopo aver letto interamente il libro, o forse sarebbe bastato leggere l’ultima pagina. Si mise allora a leggere freneticamente ad alta voce l’ultima pagina poi, con le mani che gli tremavano, chiuse e riaprì il libro. Il miracolo si era avverato: Parte III.

Con la vista mezza annebbiata per l’emozione, lesse allora le prime parole: “In queste pagine il lettore, dopo essere passato attraverso le primitive notazioni additive e la più recente notazione posizionale, verrà finalmente condotto verso la luce della notazione tachitopica”.

In quel momento non era in grado di affrontare la lettura, ma una curiosità irresistibile lo portò a leggere la conclusione: “Ora che la tua mente si è impadronita della notazione tachitopica la tua potenza di calcolo è praticamente infinita.” L’emozione era stata troppo grande e, appoggiato il libro sullo scaffale, si accasciò sfinito sulla poltrona.

Poi, improvvisamente, il suo volto assunse un’espressione sgomenta. Si alzò di scatto, afferrò il libro e lo aprì: Parte IV  “Affrettati a mettere per iscritto ciò che hai imparato, perché non potrai rileggere una seconda volta il mio trattato. Purtroppo la mia carta dinamica può rigenerarsi una sola volta.”

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