IL
LIBRO DEL MERCATINO
Anche quella
Si trattava di un rituale ormai
consolidato da anni, che gli procurava una gioia quasi infantile. Ogni volta
che iniziava un nuovo mese e cambiava la pagina
A volte gli capitava fra le mani proprio
il genere di libro che preferiva: un testo scientifico, di cui avrebbe poi
letto solo qualche capitolo o magari solo qualche pagina qua e là. Altre volte,
invece, poteva succedergli di ritrovare una copia ben conservata di un libro
che si ricordava di avere letto da bambino, e in quel caso lo rileggeva più
volte cercando di ritrovare il sapore della remota infanzia. Altre volte ancora
non trovava nulla di particolarmente interessante, ma quello che non poteva mai
accadergli era di ritornare a mani vuote: qualcosa doveva comunque comprare, a
costo di acquistare un libro che non avrebbe mai letto.
Quella seconda domenica
Adesso pioveva forte e l’uomo coi baffi,
che aveva ormai caricato l’ultimo scatolone nel vano
Dall’aspetto, con quella copertina cartonata a
fantasia blu e marrone senza titolo né autore, era di quel genere di libri che
probabilmente non avrebbe mai comprato, ma, così su due piedi, accettò
l’offerta.
Arrivò a casa un po’ contrariato per non aver potuto
gustare quell’appuntamento atteso da un mese e appoggiò i libri su un ripiano a
caso della libreria
Solo qualche giorno dopo si accorse che il libro senza
titolo era scritto interamente a mano, molto probabilmente da una persona non
più giovane, perché la grafia, pur elegante e curata, lasciava intendere un
tremore della mano. Qua e là qualche macchia di inchiostro adornava quel
centinaio di pagine altrimenti ordinatissime. Anche all’interno però non trovò
nessun titolo e nemmeno il nome dell’autore. Soltanto, nella prima pagina,
compariva la scritta Parte I, con
l’iniziale piena di svolazzi.
Quella grafia a prima vista così chiara ed elegante si
rivelava però piuttosto faticosa alla lettura e ci volle un po’ di tempo prima
che riuscisse a procedere speditamente.
Non c’era nemmeno una data, ma il libro era stato
scritto da un uomo che sosteneva di avere dedicato quasi quarant’anni della
propria esistenza per affrontare e infine risolvere un problema che lo aveva
incuriosito fin dall’infanzia: l’invenzione di una nuova notazione numerica,
enormemente più potente di quella posizionale. Anzi, per citare le parole
dell’autore, “tanto più potente di quella posizionale quanto quella posizionale
lo era di quella additiva”.
La notazione tachitopica,
come lui l’aveva chiamata, avrebbe consentito a un bambino di scuola elementare
di effettuare a mano e in pochi minuti calcoli di alta ingegneria, senza
Nella prima parte si proponeva di ripercorrere la
storia delle varie notazioni additive, mostrando i complessi procedimenti
necessari per la moltiplicazione e la divisione. Solo nella terza parte
l’anziano autore avrebbe mostrato i principi e la pratica del calcolo
tachitopico, compreso il progetto di una calcolatrice tachitopica
elettromeccanica in grado di fare più di 2000 moltiplicazioni al secondo,
codificate su un opportuno nastro perforato.
Si trattava dello scritto di un genio solitario o di
un pazzo? Probabilmente di un pazzo, perché accennava anche a una carta dinamica di sua invenzione in
grado di ridurre anche di mille volte le dimensioni di un libro.
In ogni caso la lettura era gradevole e la trattazione
sui vari tipi di notazione additiva usate nelle diverse civiltà e i relativi
procedimenti di calcolo erano esposti con rara chiarezza. Così quella sera
continuò la lettura fino all’ultima pagina, rammaricandosi di non possedere
anche gli altri due volumi.
Si andava infatti convincendo della verità di quanto
veniva affermato nel libro e che l’autore fosse davvero un uomo dalla mente
straordinaria. Ma dove avrebbe mai potuto trovare i volumi con la seconda e la
terza parte? Chissà dov’erano andati a finire! Sempre che esistessero ancora!
Quel misterioso calcolo tachitopico, il cui segreto era custodito nella terza
parte dello scritto, implementato su un moderno computer avrebbe consentito di
ottenere una velocità di calcolo spaventosa, pensava.
Si accorse allora di una nota sulla terza di
copertina: “Mio caro lettore che hai avuto la costanza di leggermi fino
all’ultima pagina, io ti assicuro che sarai ampiamente ripagato della tua
fatica!”. Lesse e rilesse più volte quella frase, dapprima con spirito
incredulo, poi con crescente inquietudine. Chi avesse posseduto quel calcolo,
pensava, avrebbe potuto violare ogni codice e acquisire un potere immenso.
Improvvisamente si accorse di essere stanchissimo e
andò a coricarsi, anche se dormì un sonno agitato e si rigirò nel letto tutta
la notte.
La mattina dopo, appena fu sveglio, si ricordò
Adesso il misterioso autore descriveva meticolosamente
le origini della notazione posizionale e i relativi procedimenti di calcolo che
tutti abbiamo imparato da bambini, compresa la rappresentazione nelle varie
basi e le regole di conversione. Provò allora a chiudere il libro e poi a
riaprirlo nella speranza che comparisse la terza parte
Forse il prodigio si realizzava solo dopo aver letto
interamente il libro, o forse sarebbe bastato leggere l’ultima pagina. Si mise
allora a leggere freneticamente ad alta voce l’ultima pagina poi, con le mani
che gli tremavano, chiuse e riaprì il libro. Il miracolo si era avverato: Parte III.
Con la vista mezza annebbiata per l’emozione, lesse
allora le prime parole: “In queste pagine il lettore, dopo essere passato
attraverso le primitive notazioni additive e la più recente notazione
posizionale, verrà finalmente condotto verso la luce della notazione
tachitopica”.
In quel momento non era in grado di affrontare la
lettura, ma una curiosità irresistibile lo portò a leggere la conclusione: “Ora
che la tua mente si è impadronita della notazione tachitopica la tua
Poi, improvvisamente, il suo volto assunse
un’espressione sgomenta. Si alzò di scatto, afferrò il libro e lo aprì: Parte IV
“Affrettati a mettere per iscritto ciò che hai imparato, perché non
potrai rileggere una seconda
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