IL CRUCIVERBA STREGATO

 

La sera tardi, per sgomberare la mente da ogni pensiero e favorire il sonno, aveva preso l’abitudine di cimentarsi in un cruciverba di quelli impegnativi. A volte riusciva a completarlo senza barare, mentre altre volte, irrimediabilmente bloccato dall’incrocio di due definizioni assurde, si vedeva costretto a ricorrere all’aiuto di Internet. Quella sera aveva deciso di affrontare un cruciverba a schema libero che, dal nome dell’autore, doveva essere davvero difficile.

Come al solito, incominciò dalla definizione 1 orizzontale, che risultò addirittura banale. E, con grande stupore, trovò altrettanto banali le definizioni verticali che iniziavano da quella parola. Sembrava quasi un cruciverba per principianti piuttosto che per solutori più che abili! Da qualche parte doveva esserci un tranello, pensava. Eppure, definizione dopo definizione, il gioco sembrava di una semplicità disarmante e le parole continuavano a incastrarsi senza fatica e cominciavano a riempire una parte cospicua dello schema.

Fu la volta del 33 orizzontale, una definizione all’apparenza del tutto innocua: “Il comune dove sei nato”. Sei lettere, di cui l’ultima una A. Il comune dove sei nato… Poteva trattarsi del comune “natale”. “Natale”, pensò, era proprio di sei lettere e poteva andare, ma quella A finale già scritta sullo schema rovinava tutto. Ricontrollò allora la definizione verticale responsabile di quella vocale e non poté dubitare della sua correttezza: non solo era davvero scontata, ma si incrociava perfettamente con le altre parole. Il comune dove sei nato… Come si chiama il comune dove uno nasce? “Natio”! Ma no, “natio” è di cinque lettere! Ecco, forse “nativo”, che è di sei lettere! Ma quella A finale ancora una volta rovinava tutto… Ci starebbe “patria”, pensò, ma la patria mica è un comune! Quasi per gioco, o per stizza, scrisse allora a matita il nome del comune dove era nato, che non solo era di sei lettere, ma finiva proprio per A! Sorrise per la coincidenza, poi cancellò la parola con la gomma situata sulla sommità della matita. Passò quindi al 33 verticale, per cercare di ricostruire la parola che stava per il comune di nascita: “la donna che hai portato all’altare”, di cinque lettere. “Moglie”, pensò subito, ma c’era una lettera di troppo. Ma certo! Si trattava della “sposa”, di cinque lettere! Se si fosse trattato della parola giusta, allora il comune di nascita avrebbe dovuto iniziare per S. Proprio non gli veniva in mente nulla. Eh, doveva aspettarselo! Quel maledetto autore faceva solo cruciverba difficilissimi! Provò allora il 38 orizzontale, per ricavare la lettera centrale del 33 verticale. Si trattava di una parola di nove lettere: “Tribunale ecclesiastico”. Facile: “Sacra Rota”! Peccato che non incrociasse correttamente la lettera centrale di “sposa”: una R invece di una O. Rilesse le due definizioni delle parole che non era riuscito a trovare e si accorse che avevano un dettaglio in comune, e cioè che sembravano quasi riferirsi direttamente al solutore del cruciverba: “il comune dove (tu) sei nato” e “la donna che (tu) hai portato all’altare”. Ancora una volta, per gioco, anche se con una certa inquietudine, scrisse a matita il nome del comune dove era realmente nato e il nome della donna che aveva sposato e… si accorse con sgomento che tutto tornava, che gli incroci erano perfettamente coerenti!

Di colpo il cruciverba aveva perso ogni aspetto giocoso e ora non aveva più dubbi sul fatto che la maggior parte delle definizioni che leggeva, sia orizzontali che verticali, si riferissero esplicitamente a lui: “il nome dell’istituto tecnico che hai frequentato”, “la regione dove hai prestato il servizio militare”, “la materia che insegni”, “la città del tuo collegio universitario”, “il nome di tua madre” … e ogni parola si incastrava perfettamente! Via via che continuava nervosamente il cruciverba le definizioni si riferivano ad aspetti sempre più intimi della sua vita, di alcuni dei quali solo lui era a conoscenza.

In preda a un’inquietudine che non riusciva ormai più a controllare, smise di scrivere per proseguire nervosamente la lettura delle definizioni. Ne lesse alcune di fretta, poi saltò direttamente all’ultima orizzontale: “l’anno della tua morte in cifre romane”. Prima ancora che l’occhio potesse vedere il numero di lettere, con le mani tremanti strappò la pagina della rivista e l’accartocciò e, non pago di questo, accese un fornello della cucina e la bruciò.

La fiammata gialla non durò che pochi secondi e quando, spento il fornello, prese una spazzola per ripulirlo, il cuore gli batteva ancora forte.

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