IL CONTADINO E IL PASTORE

 

Il pastore stava riposando a forse trecento metri di distanza, anche se i metri nessuno sapeva ancora cosa fossero e nessuno sapeva ancora contare fino a trecento. Anzi, nessuno sapeva ancora misurare e nessuno sapeva ancora contare.  A quella distanza il contadino, che era anche un buon cacciatore, sebbene fosse dotato di una vista eccezionale, non poteva distinguere con precisione i suoi lineamenti, ma era certo che fosse lui, perché non c'erano altri pastori a quel tempo. E nemmeno altri contadini.

Come tutti i contadini-cacciatori che sarebbero venuti dopo di lui, avanzava in silenzio e con grande cautela, anche se nessuno glielo aveva insegnato e l'arte l'aveva imparata da sé o forse l'aveva appresa dal giaguaro. Del resto, anche il pastore aveva imparato da solo il mestiere e nessuno gli aveva mai insegnato a tosare le pecore o dove trovare i pascoli migliori.

Il contadino non sapeva bene che cosa sarebbe successo e come avrebbe reagito, ma di sicuro non avrebbe potuto tollerare una cosa simile se fosse stata vera. Sentì un fruscio. Si era trattato di sicuro di una lucertola nell’erba alta o forse un uccello tra i rami degli alberi vicini aveva improvvisamente spiccato il volo. Nessuno, infatti, avrebbe potuto vederlo o spiarlo se non i genitori. Ma erano ormai troppo vecchi e sfiniti dalla fatica. Una fatica che la giovinezza vissuta negli agi aveva reso ancor più dura.

Il contadino riprese allora a camminare verso il pastore. Doveva a ogni costo sapere se era vero quello che quel rettile strisciante gli aveva sussurrato in sogno.

 Il contadino e il pastore, che gli era di poco più giovane, erano cresciuti insieme, ma non si parlavano ormai da anni. Sì, gli anni, anche se solo con vaga precisione, il contadino aveva già imparato a riconoscerli per via del ripetersi delle stagioni, mentre il pastore, che non doveva preoccuparsi della semina e del raccolto, ancora li ignorava e segnava solo le lune su una tibia di pecora.

Presto il contadino gli fu vicino e si fermò a guardarlo, nascosto dietro a un folto cespuglio. Il pastore aprì gli occhi, si stirò, sbadigliò, e poi si alzò in piedi. Era più giovane di lui, più bello e ben fatto, ma il suo sguardo aveva qualcosa di inquietante.

Il pastore si introdusse nel terreno del contadino e si avvicinò alla sua capanna. La donna, appena lo vide arrivare, lo supplicò di andarsene e di non tornare più, ma il pastore l’afferrò con forza e cominciò a baciarla.

Ma non fu per molto, perché Caino lo colpì rabbiosamente con l’ascia e Abele cadde morto in un lago di sangue.

Commenti

Post popolari in questo blog