IL BACIO DELLA SPOSA

 

L’uomo teneva gli occhi chiusi e non parlava più da giorni, forse da settimane. O forse solo da poche ore. All’inizio avrebbe ancora potuto, sforzandosi, sollevare per un attimo le palpebre per rivedere la penombra della camera da letto o pronunciare a stento una parola, ma si era definitivamente arreso a una stanchezza invincibile.

Quello stato di torpore gli dava quasi un senso di pace e gli attutiva il dolore. Anzi, il dolore non lo sentiva proprio più. I rumori della casa, sempre più rari, gli giungevano ovattati e irriconoscibili. Le grosse mani nodose, ora smagrite, lasciavano intendere un tempo in cui era stato un uomo forte e vigoroso. Ma ora se ne stavano immobili, senza più forza, abbandonate sulle lenzuola pulite.

La donna, di diversi anni più giovane, ancora energica, stava mestamente sparecchiando la tavola, mentre i figli erano tornati a lavorare nei campi con le mogli. I bambini giocavano cercando di non fare rumore: così era stato raccomandato loro di fare.

Fu allora che l’uomo ebbe un moto di angoscia e l’ansia di non fare più in tempo si impadronì di lui. Ma non provò nemmeno per un attimo ad aprire gli occhi o a chiamare quel nome. Concentrò invece le poche energie rimaste nella paziente attesa. Aveva completamente perso la percezione del tempo e non distingueva più i minuti dalle ore. Eppure, un’ultima volontà, emersa dai meandri più reconditi della mente, lo spingeva improvvisamente a una nuova meta, certamente difficile da raggiungere ma forse non impossibile. L’ultima sfida prima della sconfitta definitiva.

Riconobbe il rumore delle povere stoviglie e il suono dei passi della donna. Avrebbe fatto in tempo un’ultima volta ancora? Poi non sentì più nulla e cominciò forse a sognare. O forse stava soltanto sognando a occhi chiusi come si sogna a occhi aperti.

La giovinetta si stava facendo il segno della croce dopo aver intinto la mano nell’acquasantiera e per un attimo gli aveva rivolto lo sguardo, subito arrossendo e chinando gli occhi. Anche se tentava di nasconderlo con la mano, si capiva che stava sorridendo. Ed ecco che lui la seguiva, a debita distanza, dalla chiesa fino alla casa di lei. E lei fingeva di non vederlo, ma non affrettava il passo.

Poi di nuovo il buio. Il suono dei passi si faceva ora più forte: forse stava venendo da lui. Ma ecco che di nuovo i passi si allontanavano e si sentiva aprire la porta che dava sull’aia. No, non avrebbe più fatto in tempo. La vita gli stava sfuggendo sempre più in fretta senza che potesse farci nulla.

Ecco che la giovane stava ora allattando un bambino e, di tanto in tanto, alzava quello sguardo pieno di dolcezza e di orgoglio.

L’uomo sentì distintamente richiudersi la porta: la donna era rientrata. La speranza si riaccese di colpo.

Ancora una volta perse la cognizione del tempo e ora cercava invano di calmare il pianto della giovane madre, che singhiozzava mentre ripeteva incessantemente il suo nome aggrappata alla sua uniforme di stracci e i bambini gli abbracciavano le gambe.

Di nuovo il buio. Il rumore dei passi si fece più forte, fino a diventare nitidissimo. Il letto si abbassò sotto il peso del corpo della donna per poi risollevarsi di nuovo. Una mano inconfondibile accarezzò la fronte sudata dell’uomo e due labbra umide sfiorarono le sue labbra secche, che rimasero aperte in un impercettibile sorriso.

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