I
LIBRI
Possibile
che se ne fosse accorto solo quel giorno? Come aveva potuto non pensarci prima?
Quel pensiero gli si era presentato alla mente d’improvviso per la prima
Calcolò che, leggendo anche due o tre libri al mese,
in un anno avrebbe letto circa una trentina di libri e che la vita che gli
restava, anche nella più rosea delle previsioni, non gli sarebbe bastata per
leggere nemmeno un terzo di quelli che aveva acquistato anche solo negli ultimi
cinque anni, ogni volta inguaribilmente fiducioso nel fatto che prima o poi li
avrebbe letti. Lo sgomento fu tale che fece promessa di non acquistarne più e,
anzi, quasi a sostegno della decisione presa, iniziò lui stesso a scriverne.
Erano passati meno di dieci anni da quel giorno e
stava ora contemplando, seduto sulla solita poltrona, i volumi che aveva già
scritto e che, messi uno di fianco all’altro, cominciavano a formare, coi loro
dorsi neri, una striscia scura che occupava una parte non trascurabile di uno
dei tanti ripiani di una delle diverse librerie di casa. Ne tolse uno a caso
dallo scaffale e lo aprì a una pagina a caso. Cominciò a leggere mentalmente
dalla prima
Si sedette per cercare di capire cosa gli stava
succedendo e l’unica spiegazione che riuscì a darsi fu quella che quando si
scrive si lascia sopravvivere solo uno dei tanti pensieri alternativi che
abbiamo nella testa. Doveva essere proprio così: le frasi scritte erano semplicemente
quelle sopravvissute e fermate sulla carta, mentre le altre erano miseramente
perite senza lasciare traccia. Senza lasciare una traccia nel libro, si
intende, ma non nella sua mente che, anni dopo, ricordava invece con maggiore
lucidità le frasi non scritte di quelle che, magari anche solo per sfinimento,
aveva alla fine deciso di scrivere.
Prese un altro volume e ripeté l’esperimento e il
risultato fu lo stesso: ricordava perfettamente di avere espresso quel
concetto, ma non di averlo scritto in quel modo. Continuò allora a leggere e,
se alcune volte addirittura si sbalordiva per la lucidità con cui aveva esposto
un pensiero difficile, ecco che, qualche riga dopo o nella pagina successiva,
subito si dispiaceva per quello che aveva scritto e che ora avrebbe invece
riscritto in tutt’altro modo e, per di più, in un ordine logico del tutto
diverso. Si sforzò allora di individuare la radice
La causa di tutto era quel suo incessante ripensare
ogni cosa, che rendeva inevitabilmente provvisorio e rapidamente obsoleto ogni
pensiero. Solo chi si fossilizza su un pensiero può scrivere un libro e
riconoscerne la paternità dopo anche solo sei mesi, pensava. La scrittura,
nonostante l’evoluzione tecnologica
In fondo, si diceva, anche il parlare presenta questo
problema. Si ricordava infatti che gli era capitato più volte di tenere una
serie di lezioni su un particolare argomento e, arrivato alla terza o quarta
lezione, di aver maturato la convinzione che, dovendo ricominciare le lezioni
il giorno stesso, lo avrebbe fatto in tutt’altro modo. E ricordava il fastidio
per ciò che stava dicendo, a volte un vero e proprio dispiacere. Ma le parole
dette, per quanto più effimere di quelle scritte, avevano ormai tracciato un
binario che gli impediva di cambiare direzione. Peggio, ripensandoci meglio, si
ricordava che, nonostante la progettazione accurata delle lezioni, le aveva
però ogni volta inspiegabilmente iniziate in modo del tutto diverso da quello
stabilito, e che, pur avendo continuamente presente il percorso che si era
proposto di seguire, se ne teneva invece lontano, come se, ascoltandosi, stesse
insegnando a se stesso cose nuove abbastanza da fargli cambiare prospettiva.
Il vero problema, quello più profondo, consisteva
dunque nel fatto che c’è un inevitabile ritardo tra la produzione di un
pensiero e la sua definitiva formulazione orale o scritta e che questo ritardo,
per quanto piccolo, impedisce la coerenza. O forse il problema cruciale sta
semplicemente nell’incoerenza intrinseca della nostra mente, che deve
continuamente arrabattarsi tra pensieri per loro stessa natura inconciliabili.
Mentre meditava queste cose, la sua mente andò allora
alle opere monumentali che hanno segnato la storia
Forse, pensava, decidere di scrivere un libro è un po’
come decidere di sposarsi. È come accettare, pur nella perfetta consapevolezza
che capiterà ancora di innamorarsi tante volte, che soltanto nella tenacia di
un legame coniugale si possa realizzare la pienezza della vita, mentre il
continuo svolazzare da un amore all’altro ci lascia alla fine con un pugno di
mosche.
Per staccare la mente da questi pensieri, pensò bene
di uscire a fare una passeggiata. Dopo pochi minuti si ritrovò davanti a
un’edicola in cui era esposta la pubblicità di una nuova collana di lezioni di
fisica. Acquistò immediatamente una copia
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