I DUE PROCIONI

 

In quella fredda e limpida sera di gennaio, mentre stava passeggiando pensieroso lungo una strada di campagna, gli capitò all’improvviso di alzare lo sguardo al cielo stellato. Orione era già alto sull’orizzonte e si vedeva interamente il Triangolo Invernale, con la rossa Betelgeuse, la spalla del Gigante, la luminosissima Sirio, la Stella del cane e, infine, appena più alta di quest’ultima sull’orizzonte, Procione, il cui nome significa proprio “prima del cane”, per indicare che alle nostre latitudini il suo sorgere annuncia quello di Sirio. Era tanto tempo che non si fermava a guardare la volta celeste e si ricordò delle tante ore trascorse sul tetto della vecchia casa negli anni dell’adolescenza quando nella prima periferia, con le strade e i cortili quasi completamente bui, si poteva ancora vedere la Via Lattea.

Fu proprio il giorno dopo che incontrò per caso un suo conoscente di poco più giovane che non vedeva da anni e che lo salutò per primo.

– Guarda chi si rivede! Dove eri sparito, che non ti ho più visto?

– Sono stato a studiare via da casa e sono tornato da soldato qualche mese fa.

– Dimmi un po’, sei libero sabato prossimo? Un’amica della mia morosa fa una festa di compleanno alla grande e ci sarà un sacco di gente. Ti va di venirci?

– Io?! A una festa di compleanno di un’amica della tua morosa?! Ma se non conosco neanche la tua morosa!

– Cosa importa? La sua amica compie vent’anni e fa una mega–festa in una villa a Montale e ha lasciato detto di invitare anche gli amici degli amici.

– Anche gli amici dei morosi delle amiche?

– Sottinteso! Ecco un biglietto con su scritto l’indirizzo. Non puoi sbagliare: è una villa enorme, con un giardino che sembra un parco.

– E… cosa devo portare? Mica posso venire a mani vuote. Dei fiori vanno bene?

– Macchè fiori! Prendi un regalino da poco, dai retta a me.         

– E che regalino dovrei prendere?

– Ecco, per esempio, uno di quegli animaletti di peluche per bimbi piccoli che piacciono tanto alle ragazze!

– Un animaletto di peluche per bimbi piccoli?!

– Sì, hai capito perfettamente! Ci vediamo sabato direttamente alla villa. Adesso scappo che mi scade il disco orario. A sabato sera! E, se ce l’hai, porta anche la tua morosa!

– Aspetta! A che ora?

– Non prima delle dieci!

– Ma non è tardi?

– Mica ceniamo là! Anche se ci sarà di sicuro qualcosa da sgranocchiare. Ci vediamo!

– Ci vediamo…

Neanche a farlo apposta, fatto un centinaio di metri, gli capitò di passare davanti a un negozio di articoli per bimbi piccoli. Allora ritornò sui suoi passi e, dopo essere rimasto per un buon minuto titubante davanti alla vetrina, si decise ad entrare. La commessa, o forse la proprietaria, era una distinta signora sulla quarantina, che lo accolse con un sorriso.

– Desidera?

– Vorrei… uno di quegli animaletti di peluche… per bimbi piccoli…

E rimase quasi sbalordito nel vedere che la signora non solo non lo aveva guardato male, ma le aveva invece chiesto con la massima naturalezza:

– Ha qualche preferenza?

– In che senso?

– Riguardo all’animale. Abbiamo un topino, un gattino, un cagnolino, un elefantino, un somarello, un leoncino, un orsacchiotto, un procione…

– Un procione! – disse deciso, pensando al Triangolo Invernale. E lo interpretò come un segno del destino. Gli avrebbe portato fortuna!

– Glielo prendo subito – disse la signora. E gli mostrò un graziosissimo orsetto lavatore con quella simpatica benda davanti agli occhi e la coda vaporosa.

– Bellissimo! Lo prendo!

– Le faccio un pacchetto regalo?

– Sì, grazie!

Poi, al momento di doverlo incartare la signora chiese:

– È per un maschio o una femmina?

– Per… una femmina…

– Di quanti mesi?

– Quanti mesi? Direi… duecentoquaranta...

– Duecentoquaranta!?

– Sì, vent’anni sono venti per dodici che fanno duecentoquaranta mesi!

E la distinta signora cominciò a ridere senza ritegno.

– Mi scusi, sa – diceva tentando invano di trattenere le risate coprendosi la bocca con la mano – ma è più forte di me!

Dovette persino interrompere la preparazione del pacchetto, perché non riusciva a fare altro che ridere.

– Prego, non ho fretta – disse lui un po’ imbarazzato.

– Mi scusi davvero tanto, ma non mi era mai capitata una cosa del genere! – rispose la signora con le lacrime agli occhi, mentre stava a fatica riprendendo il controllo di se stessa.

– Non si preoccupi.

– Guardi, le faccio uno sconto super per farmi perdonare! Le lascio mille lire!

– La ringrazio.

E preso il pacchetto se ne uscì mentre la signora aveva ripreso a ridere.

E arrivò anche quel sabato sera. Raggiunse Montale con almeno un quarto d’ora di anticipo, ma fece fatica a parcheggiare la sua 500, tante erano già le auto parcheggiate ai lati del lungo vialetto che dal cancello portava alla villa. Alle 22 in punto, con in mano il pacchetto col procione di peluche, suonò alla porta. Gli aprì una ragazza e i rumori che già si sentivano fin dal cancello di ingresso si fecero di colpo assordanti.

– Buon Compleanno! – le disse porgendole il regalino.

– Grazie – rispose frettolosamente la ragazza afferrando il pacchetto – ma non sono io la festeggiata! Glielo farò avere dopo. Entra pure!

Si ritrovò in un ambiente vastissimo con già almeno una cinquantina di ragazzi e ragazze che, con una musica ad altissimo volume, chiacchieravano, ridevano, bevevano, ballavano. Cercò con lo sguardo il suo amico, ma non lo vide. Poi si disse che era meglio così e smise subito di cercarlo. Intanto continuavano ad arrivare auto nel cortile e uscì di nuovo per assicurarsi che la sua 500 non fosse rimasta imprigionata da altre auto e, ormai che c’era, ne approfittò per parcheggiarla sulla strada, fuori dal parco della villa. Dovette allontanarsi un bel po’ prima di trovare uno spiazzo adatto e questa operazione, tra andata e ritorno, gli costò quasi una mezzora. Rientrò accodandosi a un gruppetto di una dozzina di giovani che avevano parcheggiato le automobili sul prato del parco della villa.

In tutta la serata scambiò appena due parole con due ragazze che gli si erano avvicinate, una delle quali si limitò a salutarlo e a chiedergli il nome, mentre l’altra, oltre al nome, gli chiese cosa facesse nella vita e in che modo fosse legato alla festeggiata. Come era sua consuetudine in quelle occasioni, lui diede un nome falso e mentì sia riguardo agli studi compiuti che al lavoro che stava facendo. Si dichiarò poi amico di famiglia da parte della madre e, per fortuna, la ragazza che gli aveva fatto le domande non volle sapere altro.

Verso la mezzanotte, nella confusione generale, riuscì a capire che un gruppetto di amici intimi della festeggiata, che non aveva ancora capito quale ragazza fosse, stava organizzando il rito dello spegnimento delle venti candeline su una grande torta e quando tutti gli invitati iniziarono a spostarsi verso il punto della grande sala dove si trovava la torta, ne approfittò per uscire indisturbato, anche se faticò un po’ per recuperare il cappotto. Percorse il lungo vialetto fino al cancello e poté constatare che, se avesse lasciato la sua 500 dove l’aveva parcheggiata appena arrivato, adesso non sarebbe più riuscito ad uscire. Soddisfatto si avviò verso l’auto, che si trovava a qualche centinaio di metri dal cancello della villa. Faceva freddo e si alzò il bavero del cappotto. Mentre camminava a passo spedito i rumori della festa si facevano sempre più fiochi. Lo spiazzo dove aveva lasciato l’automobile doveva essere dopo la curva e cercando di capire quanta strada mancasse ancora gli capitò di guardare il cielo stellato. E rivide il Triangolo invernale con Betelgeuse, Sirio e Procione. Si ricordò allora che l’orsetto lavatore fu chiamato procione come la stella proprio per lo stesso motivo, quando si credeva che si trattasse di un antenato del cane e che fosse venuto dunque “prima del cane”.

Ripensò alla signora del negozio e si ritrovò a ridere da solo lungo la strada buia in quella fredda e limpida serata d’inverno.

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