BENEDETTO
Una
notte ti ho sognato. Proprio non so spiegarmi come mai, perché non ti pensavo
da tantissimi anni, come se mi fossi completamente dimenticato di te. Scherzi
della memoria! Volti sepolti nella nostra mente che, inconsapevolmente,
riemergono dal passato, ridestati forse da un episodio avvenuto durante la
giornata a cui non abbiamo nemmeno fatto caso.
Non ricordo da dove venivo e da dove ero entrato, ma
mi trovavo nell’aula dove seguivamo le esercitazioni di Analisi Matematica. Ero
certo di essere in quell’aula, anche se non c’era nulla che potesse ricordarla.
Era notte e una debolissima lampada a filamento che pendeva dal soffitto
illuminava la grande aula di una luce fioca. C’erano dei vecchi e malandati
sedili in legno, uguali a quelli di un vecchio cinema che frequentavo da
bambino e, al posto della grande lavagna scorrevole, in fondo all’aula, c’era
un grande lenzuolo bianco appeso a una corda da bucato.
L’aula sembrava abbandonata, ma poi mi sono accorto
che, seduto nell’ultima fila, c’era uno studente. Mi sono avvicinato e ti ho
subito riconosciuto. Avevi la fronte un po’ accigliata e sembravi concentrato
sulla pagina di un quaderno, mentre con una mano giocavi con la barba
riccioluta di ragazzo.
- Benedetto! Cosa ci fai qui da solo a quest’ora?
- Stavo riguardando un problema che ci hanno proposto
questa mattina…
E sono le sole parole che ho capito, anche se hai
continuato a parlare per tutto il tempo. Sentivo che parlavi, ma non capivo una
sola parola. A un certo punto mi sono ricordato di tutto. Mi sono ricordato che
eri morto prima di laurearti e della borsa di studio che tua madre ti aveva
intitolato.
E nel sogno tutto è cambiato. Il tuo viso, mentre
continuavi a parlare, si è trasformato nell’ovale di una fotografia in bianco e
nero posta sulla lapide bianca di un tombino. Era quello più a destra della
fila più in basso di una parete di tombini di un cimitero che dava su un
Una volta risvegliato, con una certa inquietudine, ho
voluto sapere se la tua tomba era in qualche modo simile a quella del sogno e
mi sono dato da fare per rintracciare su Facebook una nostra compagna di corso
di La Spezia. È incredibile che io sia riuscito ad avere la risposta dopo
appena un giorno! Antonella, infatti, va spesso al cimitero e l’indomani mi ha
mandato due foto della tua tomba. Niente di simile a quella
Sei morto a 23 anni, dopo una lunga e dolorosa
malattia. Noi non lo sapevamo e non capivamo come mai eri sempre così serio,
pur nella tua grande cordialità. A un certo punto hai smesso di seguire le
lezioni e non ti ho mai più rivisto se non in quel sogno, dopo più di
quarant’anni.
Tutti quegli anni si sono succeduti uno dopo l’altro e
ci hanno trasformati da ragazze e ragazzi in donne e uomini maturi, madri e
padri di famiglia e qualcuno è già diventato nonno. Quante cose sono successe!
Quante! E tu ti sei fermato là, prima di finire gli studi, prima di tutto il
resto. Cosa ti spingeva a studiare con tanto impegno, se sapevi che ti restava
così poco da vivere? E noi che, non paghi di essere sopravvissuti, crediamo di
avere ancora tanto tempo davanti, cosa ne sappiamo di quanti giorni ci restano?
Questa la tua grande lezione: continuare fino all’ultimo. Anche quando tutto
sembra perdere di significato. Anche quando tutto sembra non avere mai avuto un
significato.
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